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Napoli, la domanda è inevitabile: sicuro Giro d’Italia su zona a rischio cadute?

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Napoli, la domanda è inevitabile: sicuro Giro d’Italia su zona a rischio cadute?

Giro d’Italia a Napoli: cadute a catena sul pavé bagnato, traffico paralizzato e cantieri che cambiano tutto

Napoli, quella piazza del Plebiscito che sa di storia e sudore, oggi ha visto il Giro d’Italia trasformarsi in un incubo per i ciclisti e un calvario per chi vive la città. Immaginatevi: la corsa rosa entra in città sotto un nubifragio, le curve strettissime di via Cesario Console diventano una trappola mortale sul pavé sdrucciolevole, e mezzo mondo finisce per terra. Ma non è solo sport: è la nostra Napoli, con i suoi cantieri eterni e le strade intasate, a fare da protagonista amara.

Partiamo dai fatti, nudi e crudi. Era la sesta tappa, partita da Paestum, con arrivo previsto alle 17.21 in piazza del Plebiscito. Dopo un rettilineo di 3 chilometri, i big del pedale si sono trovati davanti una gimcana infernale: due curve a serpentina, prima a sinistra e poi a destra, a 400 metri dal traguardo. Pavimentazione in cubetti di porfido, già notoriamente scivolosa, in salita con il 4% di pendenza, e bagnata fradicia dalla pioggia che non ha dato tregua da quando la carovana è entrata in città. Risultato? Una caduta a catena, uno spettacolo che ha gelato il cuore a tifosi e napoletani. Esperti lo avevano detto: un tracciato ad alto rischio, impegnativo per chiunque.

E non è finita qui. Il percorso non era quello annunciato a gennaio. Doveva essere un sogno: discesa da Posillipo verso Marechiaro e Coroglio, passaggio davanti al Parco Archeologico di Pausilypon e al Parco Sommerso della Gaiola, poi Mergellina, Lungomare Caracciolo e traguardo in rettilineo a Castel dell’Ovo. Macché. Cantieri ovunque – quelli del Lungomare tra via Partenope e Nazario Sauro, Bagnoli protratti oltre le previsioni, e pure il Villaggio dell’America’s Cup – hanno costretto gli organizzatori a stravolgere tutto. Via i passaggi panoramici, dentro un giro più “urbano”: ingresso da San Pietro a Patierno e Masseria Luce, Circumvallazione Esterna da Casoria, Centro Direzionale, Gianturco, via Reggia di Portici, Volta, Vespucci, Nuova Marina, Colombo (sempre lato mare), Acton, Nazario Sauro, Cesario Console e Plebiscito. Il villaggio sportivo? Spostato in piazza Municipio. Non è la prima volta, eh: 47 anni fa, proprio lì vinse Francesco Moser. Ma stavolta, con la pioggia, è stato un bagno di realtà.

Ora, pensate all’impatto sulla nostra gente. Napoli si è fermata, paralizzata. Code chilometriche di auto incolonnate ai varchi bloccati dalla Polizia Locale: oltre 400 agenti in strada, ma non è bastato. A Gianturco, zona calda per pendolari e lavoratori, il traffico è andato in tilt totale. Famiglie con i bimbi che aspettano ore per un filo di pane, commercianti che perdono clienti, studenti bloccati nel rientro da scuola. “Un disastro annunciato”, dicono al bar del quartiere, e hanno ragione. Quei cantieri che slittano da mesi, quelle strade alternative che diventano un labirinto sotto l’acqua: chi ci ha rimesso? I napoletani, sempre loro, stretti tra il tifo per il Giro e la rabbia per una città che non gira.

La domanda, a questo punto, è inevitabile: perché un arrivo così ostico, con rischi noti da esperti, proprio dopo i cambiamenti per i cantieri? Il problema non nasce oggi, eh. Quei lavori al Lungomare e Bagnoli dovevano finire prima, e invece eccoci qui, con percorsi raffazzonati che mettono a dura prova i campioni e mandano in tilt la viabilità quotidiana. I cittadini fanno fatica ad accettarlo: “Bella la passione per lo sport, ma non a costo di ore rubate alla vita normale”. La sensazione è che qualcosa non torni, tra ritardi annunciati e scelte che pesano sulle spalle di chi lavora e si sposta ogni giorno. Qualcuno dovrà pur spiegare, no?

Napoli ha accolto il Giro con il cuore grande che ha, ma ora il dibattito è aperto. Cantieri, sicurezza stradale, viabilità: tocca a noi居民 dire la nostra. Voi che ne pensate? Scrivetelo nei commenti, discutiamone come si fa tra noi, al bar o sotto il Vesuvio. Perché questa città merita di pedalare spedita, non di slittare nel caos.

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