Un tumulto si agita sotto il sole di Napoli. Luigi Troncone, ras del crimine, vede infrangersi il suo impero: sigilli sono stati apposti a un’azienda di noleggio barche, tre natanti, immobili e conti correnti sono sotto sequestro. Questo colpo mortale arriva a pochi mesi dall’operazione del 2025, quando il clan è stato travolto per il pizzo imposto agli ambulanti del “Maradona”. Una morsa sempre più asfissiante avvolge i suoi affari.
L’eco delle sirene risuona nei quartieri di Fuorigrotta e Soccavo, dove la cosca ha regnato per troppo tempo. In un intervento della Divisione Polizia Anticrimine, il patrimonio di circa 5 milioni di euro è stato messo in ginocchio. «Questa operazione è un segnale chiaro: nessuno è al di sopra della legge», afferma un funzionario della Questura.
Troncone, 36 anni, cognato del boss Vitale, ha accumulato ricchezze in un lustro di dominio incontrastato. Ma ora, il suo trauma economico è palpabile. Non solo conti correnti: il sequestro colpisce il cuore della sua attività, inclusi gli investimenti in un business fiorente di locazione di natanti.
Per capire la sua portata criminale, bisogna tuffarsi nella storia recente della camorra partenopea. Non era solo un imprenditore di facciata, ma un operatore che non esitando a fare ricorso alla violenza: «Mi hai fatto venire armato», minacciava un commerciante ostinato a pagare il pizzo. La coercizione era la norma, ogni attività intorno allo stadio doveva piegarsi al volere del clan.
Con il terzo scudetto del Napoli in arrivo, l’ingordigia dei Troncone superò ogni limite. Avevano imposto un pizzo sul merchandising, arrivando a ordinare 10.000 trombette agli ambulanti. Un tentativo goffo di estorsione che segnò il loro declino.
Il maxi-blitz dell’aprile 2025, con 24 arresti, ha rivelato un’alleanza sorprendente: i Troncone di Fuorigrotta e i Frizziero della Torretta di Chiaia. Un patto criminale per controllare il mercato dello stadio e il lungomare ha chiarito molti aspetti della loro rete illecita.
Oggi, con i vertici del clan decapitati e un processo in corso, la Direzione Distrettuale Antimafia si prepara a chiedere condanne esemplari, un totale di 250 anni di carcere. La giustizia, finalmente, alza la voce, mentre il sacco di beni illeciti di Troncone si svuota. Ma quanto sarà lunga la via per eliminare definitivamente le ombre di un’era? E quali altre sorprese riserverà il futuro a Napoli? La città resta in attesa, pronta a commentare, a discutere.