Rione Sanità in allerta: il patto della droga tra rider e pusher svela un giallo inquietante

Rione Sanità in allerta: il patto della droga tra rider e pusher svela un giallo inquietante

Nel cuore del Rione Sanità, un intricato labirinto di vicoli, il mercato della droga è una giungla in cui i liberi professionisti non hanno accesso. O sei parte del “sistema” o sei escluso. “Nessuno può vendere senza pagare il pizzo,” affermano i residenti con toni preoccupati. Un’ordinanza cautelare firmata dal gip Simona Capasso dipinge un quadro inquietante del dominio del clan Savarese, alleato con i Mazzarella, che controlla ogni angolo del quartiere.

La situazione è tesa. Le piazze di spaccio sono invase da un controllo serrato, un meccanismo che garantisce incassi costanti. I profitti derivanti da hashish e marijuana non vanno solo ai pusher, ma alimentano un sistema corrotto: stipendi per gli affiliati e parcelle per avvocati che si occupano dei compagni finiti dietro le sbarre. “La settimana” diventa così un obbligo, una tangente che si deve versare per poter “lavorare”.

Un recente dossier rivela la complessità di un modello di business criminale che oscilla tra estorsione e monopolio. Spacciatori come Salvatore Frattini, nonostante non siano sotto misura cautelare, affermano di essere costretti a rifornirsi esclusivamente dalla “merce” del clan. La parola “droga” è un tabù; gli affiliati utilizzano un linguaggio criptico per confondere le forze dell’ordine. “Un’imbasciata” o “una maglietta” diventano sinonimi per mascherare il vero scopo delle trattative.

Giada, una cliente fermata dagli agenti, ha rivelato agli inquirenti il meccanismo dei dialoghi fra lei e i pusher. “Il pusher mi chiedeva quanti eravamo,” racconta, mostrando come il codice linguistico servisse a quantificare le dosi senza destare sospetti. La polizia, nel monitorare la zona, ha messo in luce la figura di Salvatore Verdicchio, un “titolare” di piazza di spaccio. Si lamentava delle spese per aumentare il numero di collaboratori, pianificando una vera e propria “agenzia di rider” per le consegne di droga, in sintonia con le esigenze della clientela.

Le telecamere hanno immortalato l’operato di pusher come Alessandro Aprea, condividendo non solo un telefono, ma anche scooter intestati a Verdicchio per le consegne. Ogni telefonata era un invito all’azione: “Simone, vai dirimpetto a Mina, ci sta una lavanderia…”. Il traffico era incessante fino all’intervento risoluto delle forze dell’ordine, che hanno iniziato a smontare pezzo per pezzo questa holding dello sballo.

La testimonianza di un cliente, che lamenta un “mal di testa” dopo aver consumato l’hashish, getta ulteriore luce su un mercato che, per quanto fiorente, ha anche il suo lato problematico. Salvatore Frattini operava serenamente, fin quando un arresto non ha troncato la sua corsa. Per lui, ogni giorno era segnato dall’urgenza di rifornirsi, un ritmo che seguiva il week-end.

Ma quante altre storie come quelle di Frattini e Verdicchio rimangono sommerse nei vicoli del Rione Sanità? La risposta, come sempre, è nelle strade, dove il silenzio delle vittime si fa eco di un bollettino di guerra. L’operazione della polizia potrebbe aver sferrato un colpo al sistema, ma la domanda rimane: quanto potrà ancora reggere il potere di un clan che ha reso la vita un affare da tenere sotto controllo?

Fonte

Napoli nel caos: la rissa che ha lasciato una scia di sangue