«È una decisione inaccettabile, non possiamo lasciare i nostri agricoltori senza supporto!» urla un giovane agricoltore del Cilento, mentre assiste all’annuncio shock: la Regione Campania ha deciso di sopprimere l’Ageac, l’Agenzia regionale per i pagamenti in agricoltura. La notizia è giunta come un fulmine a ciel sereno, scritta tra le righe del bilancio di previsione per il triennio 2026-2028 approvato a Palazzo Santa Lucia.
Era il 2021 quando l’Ageac era stata concepita come una speranza per il settore agricolo campano. Un organismo pensato per gestire i fondi europei, per velocizzare i pagamenti e snellire una burocrazia che, troppe volte, ha soffocato il mondo rurale. Ma oggi, quella speranza si trasforma in delusione. L’agenzia, che avrebbe potuto fungere da braccio operativo della Regione, è rimasta bloccata in una fase commissariale, senza mai riuscire a decollare.
Un contadino di Caserta commenta amaramente: «Siamo sempre più isolati. Senza aiuti, la nostra attività è a rischio». La riorganizzazione dei pagamenti agricoli, così come indicato nell’articolo 24 della legge di stabilità, rischia di lasciare gli agricoltori incapaci di accedere ai fondi di cui hanno bisogno. Le modalità operative della soppressione rimangono vaghe, alimentando ulteriori preoccupazioni.
Il governatore Roberto Fico ha promesso un riassetto degli enti regionali, lasciando però incertezze e interrogativi sul futuro di chi lavora la terra. I cittadini di Napoli e della Campania si chiedono: quale sarà il destino dell’agricoltura nella regione? In un contesto urbano che palpita di vita, la sezione rurale si sente sempre più dimenticata. L’eco delle critiche si propaga, mentre l’urgente necessità di chiarimenti attende una risposta che tarderà ad arrivare.
«Speriamo davvero che qualcuno ci ascolti» conclude un altro agricoltore, con lo sguardo perso verso i campi, testimoni di un futuro incerto. La tensione si respira, e mentre le strade di Napoli si riempiono di voci, il dibattito è già acceso. Che fine farà l’agricoltura campana?