Acerra colpisce duramente al cuore delle finanze locali, un duro riscontro di quel “disastro doloso” che caratterizza la Terra dei Fuochi. I militari del G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Napoli hanno messo a segno una confisca che pesa come un macigno: circa 205 milioni di euro.
I destinatari di questa manovra, i fratelli Pellini, imprenditori ben noti in città per la loro gestione illecita di rifiuti urbani e industriali, vedono ora i loro beni trasformarsi in un incubo. Secondo una fonte della DDA di Napoli: “La ricchezza che hanno accumulato non ha alcuna giustificazione legale, è il frutto di traffici sporchi”.
Il percorso per arrivare a questo punto è stato tortuoso. Già condannati per disastro ambientale, la loro fortuna era stata confiscata, poi restituita dalla Corte di Cassazione per motivi formali lo scorso aprile. Un verdetto che appariva come una vittoria, ma l’accanimento della giustizia non si è placato. La DDA ha subito riavviato le indagini, mettendo in luce fattori innegabili: la sproporzione tra il loro tenore di vita e le dichiarazioni fiscali è diventata evidente.
E ora, il “tesoro” dei Pellini è stato mappato in modo dettagliato. Si parla di un impero dalle dimensioni colossali: 2 elicotteri, 3 imbarcazioni, oltre 70 autoveicoli. Ma non è tutto: 224 fabbricati e 75 terreni sparsi tra Napoli, Salerno e oltre. Il tribunale di Napoli non ha avuto dubbi: “La sproporzione è strutturale”.
Le parole dei giudici risuonano forti e chiare. Sebbene il provvedimento sia impugnabile, questo atto segna un passo significativo nella lotta contro il traffico illecito di rifiuti. La domanda che incombe è: quali altri segreti attende di svelare la Terra dei Fuochi? E quanti ancora sono i pesci grossi che nuotano nell’ombra?