Caso Domenico: L’avvocato Petruzzi svela la verità choc sulla Direzione sanitaria di Napoli

Caso Domenico: L’avvocato Petruzzi svela la verità choc sulla Direzione sanitaria di Napoli

Il dramma di Domenico Caliendo è destinato a scuotere Napoli, una città già provata da troppe tragedie. Il piccolo, appena due anni, è morto dopo un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi, e il clamore intorno alla sua triste vicenda si sta alimentando giorno dopo giorno. Le polemiche si intrecciano con il dolore, mentre la comunità si interroga su cosa sia realmente accaduto nel santuario della salute.

«Abbiamo bisogno di risposte, non di silenzi», ha dichiarato l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo. La battaglia legale sta già sollevando interrogativi inquietanti sulla gestione sanitaria in una struttura che, fino a pochi giorni fa, era considerata un faro di eccellenza. La direttrice generale, Anna Iervolino, ha cercato di ricostruire la cronologia degli eventi in una lettera aperta, ma le parole sembrano assumere un peso diverso se a dirle è chi ha vissuto la tragedia da vicino.

Petruzzi ha reso noto che durante un recente incontro con Iervolino, la manager avrebbe garantito che immediatamente dopo l’intervento erano stati disposti audit interni. Ma ciò che sconcerta è un dettaglio: la richiesta di confermare se la madre, Patrizia, fosse stata adeguatamente informata delle condizioni del figlio. Secondo le voci che circolano tra i corridoi dell’ospedale, la risposta data alla direzione potrebbe essere stata frutto di menzogna.

«Ci hanno mentito, e questo è inaccettabile», ha affermato l’avvocato, le cui parole pesano come macigni nel dibattito cittadino. La questione si fa sempre più intricata, e già si parla di responsabilità, sia della squadra medica che della dirigenza, in un contesto dove la fiducia è tutto.

E non è solo un problema tra ospedale e familiari. Petruzzi sottolinea che il gruppo di medici in questione potrebbe aver adottato un comportamento scorretto anche nei confronti della stessa direzione sanitaria. «Hanno riferito falsamente che tutto era stato comunicato ai familiari, e se i fatti si confermeranno, le conseguenze potrebbero essere devastanti», aggiunge l’avvocato, la cui voce si alza sopra il brusio generale.

Il nodo si stringe ulteriormente quando si parla della documentazione sanitaria. Il legale ha messo in dubbio l’assenza di contestazioni penali, con un interrogativo che rimbalza tra le stanze dell’ospedale: «Perché non è stato ancora contestato il reato di falso?». Le discrepanze tra la cartella clinica e il certificato di trapianto spingono a chiedersi se si stia assistendo a una vera e propria falsificazione.

Ora la palla passa alla magistratura. Ma fino a che punto le indagini riusciranno a forzare il velo di silenzio che avvolge la vicenda? Napoli attende risposte, e nel frattempo il dolore di una famiglia si intreccia con il desiderio di giustizia. Cosa ne sarà della trasparenza negli ospedali della città? Le domande sono molte, e la tensione resta palpabile.

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