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Cronaca

Verona: genitori del maresciallo Sparago denunciano mobbing, aprendo un fronte nell’inchiesta sulla sua morte

Verona: genitori del maresciallo Sparago denunciano mobbing, aprendo un fronte nell’inchiesta sulla sua morte

Titolo: Sei mesi senza risposte: tra perizie balistiche, tracce residue e una nuova spinta investigativa

La Spezia – Sei mesi dopo la scomparsa del maresciallo dei carabinieri Giovanni Sparago, 25 anni, originario di Curti, la ricostruzione della sua morte resta appesa al mistero e al confronto tra diverse ipotesi. L’ultimo fronte emerso riguarda una svolta tecnica imminente e una mole di verifiche ancora in corso, che potrebbero chiarire se sia prevalsa una dinamica autonoma o vi siano contesti esterni da esaminare con attenzione.

La possibile “chiave” della vicenda non è rimasta immobile: a Roma, presso strutture specializzate, è in programma una serie di accertamenti tecnici irripetibili fissati dal magistrato titolare del fascicolo, la dottoressa Monica Burani, Pm della Procura di La Spezia. Le ispezioni mirano a verificare la compatibilità tra la pistola d’ordinanza Beretta, i bossoli rinvenuti sul luogo del ritrovamento e l’eventuale presenza di tracce biologiche sull’arma stessa. Una valutazione che potrebbe ribaltare o confermare parti della ricostruzione, soprattutto se saranno disponibili impronte o altre evidenze forensi di rilievo. La famiglia Sparago, assistita dagli avvocati Gaetano e Raffaele Crisileo, ha chiesto che le domande tecniche vengano approfondite anche in relazione alle impronte papillari sull’arma, un dettaglio che potrebbe offrire nuove chiavi interpretative.

Secondo quanto riferito, la difesa ha nominato consulenti di livello nazionale per seguirne l’andamento: un genetista e un esperto balistico. Questo ciancio di competenze indipendenti si inserisce in un contesto in cui la magistratura ha già richiesto conferme e verifiche su elementi specifici, nel tentativo di dare maggiori certezze a una vicenda che ha coinvolto anche la cerchia degli addetti al Comando Provinciale di La Spezia.

Tra gli elementi che hanno suscitato maggiore attenzione resta il cosiddetto “nodo STUB” e l’esito dei tamponi eseguiti subito dopo il ritrovamento del cadavere. Una relazione dei RIS di Parma ha indicato otto particelle da sparo sul corpo del giovane, una cifra minima che, agli occhi degli esperti della difesa e di parte, potrebbe aprire scenari investigativi inediti e richiedere ulteriori analisi per definire l’origine di tali residui. Le conseguenze di questa discrepanza tecnica non sono chiare e restano al vaglio degli inquirenti.

Non è solo la magistratura ordinaria a muovere i passi: i genitori di Sparago hanno presentato una denuncia anche presso la Procura Militare di Verona, ipotizzando condotte vessatorie e presunti episodi di mobbing che, se confermati, dovrebbero essere inquadrati in un contesto di responsabilità anche militare. Si tratta di una scelta che amplia il perimetro delle verifiche e potrebbe influire sulle linee di indagine in corso. In questa fase, però, resta fondamentale distinguere tra quanto emerso come ipotesi investigativa e quanto invece accertato dai pubblico ministero e dai consulenti tecnici.

Per approfondire e contrastare eventuali incongruenze, i consulenti tecnici nominati dalla famiglia Sparago stanno esaminando l’intero fascicolo e confrontando le conclusioni con le perizie autoptiche svolte ad aprile. Medici legali e criminologi hanno avviato controdeduzioni per chiarire eventuali dubbi di carattere medico-legale, affiancando i lavori dei consulenti informatici chiamati a processare la copia forense dei dispositivi elettronici del maresciallo. L’obiettivo è recuperare dati utili e individuare eventuali falle nelle fasi precedenti all’esame autoptico, oltre a mettere nero su bianco le tempistiche e le modalità di comunicazione tra i vari attori dell’indagine.

Stando a quanto emerso dall’operazione complessiva, la direzione della Procura di La Spezia continua a mantenere cautela: nessuna ipotesi viene accolta come verità acquisita, e resta aperta la possibilità di nuove sviluppi, sia in termini di elementi processuali che di chiarimenti sulle condizioni in cui è maturato l’evento. Il Magistrato Burani ha chiesto cooperazione tra le parti, mettendo sul tavolo nuove domande e chiedendo di fornire evidenze attese dal punto di vista balistico, medico-legale e informatico.

La linea d’ombra tra “gesti individuali” e “condotte esterne” rimane una colonna portante delle prossime settimane: gli investigatori stanno verificando le piste aperte, mentre la famiglia continua a offrire al magistrato nuove input che potrebbero orientare la ricostruzione in senso definitivo. Restano da chiarire numerosi dettagli: quali fossero esattamente le condizioni nel momento del decesso, quale sia la sequenza degli eventi all’interno della caserma e se vi siano responsabilità di terzi che meritino una valutazione in sedi appropriate. E, soprattutto, se la somma di indizi finora raccolti riuscirà a offrire una risposta chiara alle domande che accompagnano questa dolorosa perdita. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, il fascicolo resta aperto e in evoluzione, con nuove prove e consultazioni che potrebbero incidere sul quadro complessivo in tempi brevi.

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