Rigenerazione oltre la bonifica: il piano per la Terra dei Fuochi guarda avanti tra cantieri, nuove attività e controllo territoriale
Bonificare non basta: l’orizzonte è restituire futuro e lavoro alle aree devastate dall’inquinamento. A Villa Doria d’Angri, nel convegno promosso dall’Università di Napoli Parthenope, si è discusso di un percorso che integri interventi di risanamento con strategie di rigenerazione economica e sociale per la Terra dei Fuochi.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, al centro dell’incontro non c’è solo la prevenzione e il contrasto alle irregolarità ambientali, ma anche la prospettiva di riqualificare le aree risanate e di riconvertirle in motori di sviluppo, occupazione e innovazione. Un cambio di approccio che coinvolge istituzioni, ricerca e mondo imprenditoriale in una cornice di cooperazione regionale.
Il commissario straordinario per la Terra dei Fuochi, Giuseppe Vadalà, ha fatto il punto sui progressi e sulle risorse disponibili. Il Governo ha stanziato ulteriori 200 milioni di euro, e il lavoro procedere a pieno ritmo: sono state rimosse 12mila tonnellate di rifiuti e, entro la fine dell’anno, dovrebbero partire tre cantieri di bonifica tra Giugliano e Aversa. Una parte consistente delle risorse è destinata a linee di intervento che, oltre al contenimento dell’emergenza, mirano a mettere le basi per una riqualificazione duratura delle periferie e dei tessuti urbani interessati.
La narrazione dell’incontro insiste su un principio chiave: la bonifica non è un capitolo chiuso, ma la tappa preliminare di un processo di rigenerazione. “La bonifica deve essere accompagnata dalla rigenerazione del territorio. Un’area risanata può tornare a essere una risorsa per finalità sociali, paesaggistiche, per le energie rinnovabili e per nuove attività produttive”, ha sintetizzato il commissario nel corso del dibattito. In questa cornice, la gestione ordinaria dei rifiuti viene letta come parte di un quadro integrato: prevenzione, contrasto e una gestione più efficiente da parte di Regioni, Comuni e Enti d’Ambito, in coordinamento con le forze di polizia.
L’aggiornamento del piano d’azione per la Terra dei Fuochi occupa una posizione centrale: la versione riveduta sarà presentata in primavera al Consiglio d’Europa, in attuazione delle richieste espresse nella sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. “Dopo un anno e mezzo stiamo chiudendo l’aggiornamento del piano d’azione e la primavera prossima lo presenteremo al Consiglio d’Europa”, ha aggiunto Vadalà, sottolineando il carattere di cambio di passo nel rapporto tra Governo, Prefetti, forze dell’ordine e enti territoriali.
La tavola rotonda ha dedicato spazio anche all’esperienza concreta dei brownfield: ex siti industriali abbandonati che necessitano di interventi di bonifica affiancati da progetti di riutilizzo. Francesco Colangelo, docente della Parthenope e organizzatore dell’incontro, ha rimarcato la necessità di collegare la bonifica a progetti di reindustrializzazione, ricordando come siti dismessi da decenni soffrano di inquinamento, carenze occupazionali e mancanza di sviluppo. Il direttore generale del consorzio Asi, Salvatore Puca, ha portato l’esempio dell’ex Montefibre di Acerra: il riutilizzo di un brownfield non è soltanto una questione di stabilimento vuoto, ma una storia di lavoro, ambiente e potenzialità future che può nascere dall’abbraccio tra bonifica e infrastrutture per nuove attività e occupazione.
A chiusura, il convegno ha riunito istituzioni, enti di controllo, autorità giudiziaria, imprenditoria e mondo della ricerca con l’obiettivo comune di trasformare la sorveglianza del territorio in uno strumento preventivo e strutturale di sviluppo. Sono emersi esempi concreti di rigenerazione e di come sia possibile immaginare una Terra dei Fuochi che non sia soltanto il terreno di una lotta all’inquinamento, ma anche un laboratorio di innovazione, coesione territoriale e nuove opportunità occupazionali.
