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Scampia: 30 anni ai due imputati confermati, ma la famiglia Verde chiede ancora chi sparò

Napoli – La terza Corte di Assise d’Appello di Napoli, presieduta da Vittorio Melito, ha confermato la condanna a 30 anni per Luigi De Lucia e Pasquale Rinaldi (alias o’ Vichingo) nel processo sull’omicidio di Gelsomina Verde, la giovane vittima della prima sanguinosa faida di camorra a Scampia. Il verdetto definisce una responsabilità giudiziaria netta, ma non esaurisce il lavoro di memoria e di chiarimento ancora aperto intorno a quel tragico episodio.

Il contesto e la dinamica del fatto sono chiari nei rilievi della Dda di Napoli: il delitto risale al 21 novembre 2004, nel pieno della prima ondata di conflitti tra i clan di Scampia. Verde fu sottratta alla sua auto da tre persone, costretta a salire a bordo e accompagnata fino al luogo dell’esecuzione. Sul posto, secondo l’imputazione, fu colpita da un colpo di pistola esploso da Ugo De Lucia, cugino di Luigi De Lucia. L’azione, concepita all’interno della logica di una faida tra fazioni rivali, mirava apparentemente a incastrare una figura ritenuta informatrice o in qualche modo coinvolta nella rete di potere criminale locale.

Nel corso della riabilitazione giudiziaria, la Procura Generale, già lo scorso 10 settembre, aveva chiesto la conferma della pena inflitta in primo grado dal gup Valentina Giovanniello. Un mese e mezzo di letture e confronti ha portato la Corte d’Assise d’Appello a ribadire la stessa valutazione di responsabilità nei confronti dei due imputati, sottolineando che la sentenza resta focalizzata sui fatti accertati e non sul contesto personale di ciascuno di loro.

In aula, insieme ai giudici, erano presenti la madre della giovane, Anna Lucarelli, e il fratello Francesco Verde, a chiedere verità e chiarezza. La loro presenza ha reso evidente che, pur in presenza di una decisione giuridicamente definita, permangono lacune su chi abbia materialmente premuto il grilletto e su chi, situazioni di supporto o di complicità, abbia agito fuori dall’aula. Il contesto è quello di una memoria che resta incompleta: la famiglia sottolinea che, oltre ai nomi già definiti, ci sarebbero altri attori che non sono stati chiamati in causa in questa fase processuale, alimentando la richiesta di una ricostruzione più nitida della storia.

L’udienza ha messo in luce anche il percorso di accompagnamento alle vittime da parte delle istituzioni. L’avvocato Gianmario Siani ha ricordato l’impegno della squadra multidisciplinare che ha affiancato la famiglia nel lungo cammino giudiziario: psicologa, assistente sociale ed esperto legale hanno lavorato per garantire dignità e tutela alla madre e al fratello di Gelsomina. Un modello di assistenza che, grazie alle attività della Fondazione Polis e alle cosiddette stanze d’ascolto, prosegue anche al di là del processo, in un’ottica di tutela delle vittime e di responsabilità sociale.

Il caso resta inserito nel quadro della storia criminale napoletana, ma la lettura della sentenza non deve trasformarsi in una semplificazione oltre i fatti. La difesa e gli altri protagonisti hanno sempre sostenuto che la storia giudiziaria debba essere letta senza anteprime di colpevolezza e senza attribuzioni affrettate. Eppure la famiglia Verde continua a chiedere chiarezza: trovare chi ha realmente sparato e come si siano sviluppate le dinamiche di quel giorno resta, per loro, il nodo centrale di una memoria che non può restare irrisolta.

Sul piano della cronaca giudiziaria, la sentenza di assoluta fermezza sui due condannati non chiude necessariamente la pagina investigativa. La dinamica resta oggetto di verifica attraverso eventuali sviluppi processuali o nuove ricostruzioni che possano far emergere ulteriori responsabilità, fiancheggiatori o contatti esterni legati all’attività criminale che ha segnato Scampia agli inizi degli anni 2000. La memoria di Gelsomina Verde, come quella di tante vittime innocenti, continua quindi a richiedere attenzione, vigilanza e un impegno concreto da parte delleIstituzioni.

Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it.

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