Cadute dall’alto, due vite spezzate in Campania riaccendono il tema della sicurezza sui cantieri
Nella stessa giornata una tragedia sul lavoro scuote la Campania e mette in evidenza quanto sia fragile la sicurezza nelle manutenzioni in quota. A Prata Principato Ultra, in provincia di Avellino, un operaio di 55 anni, Pietro Pellegrino, originario di Sassano (Salerno), è morto cadendo dal tetto di un capannone industriale dove stava assistendo allo smontaggio di pannelli solari. L’incidente è avvenuto mentre l’uomo era impegnato in una fase operativa ad alta quota, e la caduta da circa dieci metri ha provocato il decesso sul posto.
La dinamica è stata ricostruita in prima battuta dai carabinieri della Compagnia di Avellino e dal Nucleo Ispettorato del lavoro. Secondo la ricostruzione preliminare Pellegrino sarebbe precipitato a causa del cedimento improvviso di un lucernario, non in grado di reggere il peso dell’operatore. I soccorsi intervenuti rapidamente non hanno potuto salvarlo. La Procura di Avellino ha disposto il sequestro della salma e ha avviato accertamenti tecnico-legali per chiarire la dinamica dell’incidente e le condizioni di sicurezza sul cantiere, delegando ai carabinieri e al medico legale le verifiche necessarie. Sul posto sono arrivati anche i tecnici dell’Ispettorato del lavoro per valutare il rispetto delle norme antinfortunistiche durante le operazioni in quota.
Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’attenzione delle autorità si è concentrata sull’inquadramento di quanto successo in quel contesto lavorativo, con l’obiettivo di accertare eventuali responsabilità e di verificare la conformità delle procedure di sicurezza adottate dall’impresa incaricata dei lavori.
Il tragico episodio di Prata Principato Ultra non è isolato. Nella stessa giornata, in Campania, è stata registrata un’altra morte sul lavoro ad Apollosa, nel Beneventano: Antonio De Simone, 46 anni, originario di Montesano sulla Marcellana (Salerno), ha perso la vita mentre lavorava in un contesto industriale. Le circostanze precise restano al vaglio degli inquirenti; ciò che accomuna i due death è il contesto: attività svolte in altezza. Le prime valutazioni indicano come entrambe le tragedie siano legate a mansioni svolte in quota, rafforzando la percezione di una grave emergenza legata agli interventi sui tetti, sui solai e sulle coperture.
A livello nazionale, Room per la sicurezza sul lavoro continua ad essere un tema centrale. L’INAIL, nel 2025, ha registrato 1.189 decessi tra i lavoratori, con una media quotidiana superiore a tre vittime. Nonostante un lieve calo rispetto al 2024 (-3,02%), il tasso di mortalità italiano resta elevato (3,69 decessi ogni 100.000 occupati) rispetto alla media europea (1,63). Nei primissimi sette mesi del 2026, invece, i decessi sul lavoro hanno superato quota 400, a testimonianza della persistenza del fenomeno. Le regioni più colpite restano Lombardia, Campania e Veneto, con le cadute dall’alto tra le cause principali nei settori edilizio, manutenzione e montaggio di impianti.
In questo quadro, i sindacati e le associazioni per la sicurezza chiedono risposte immediate. Richieste prioritarie: ispezioni a sorpresa nei cantieri e nelle aziende che operano su tetti e coperture, insieme a campagne di formazione obbligatoria per tutte le ditte coinvolte in manutenzioni ad alta quota. Nel frattempo, la comunità di Sassano piange Pellegrino e si stringe attorno alla famiglia, chiedendo che nessun’altra famiglia debba vivere lo stesso dolore. L’attenzione resta alta: se da una parte le investigazioni proseguono, dall’altra la politica del lavoro è chiamata a definire linee guida più rigide per la sicurezza sui cantieri e sulle manutenzioni in quota, affinché l’escalation di incidenti si fermi. Nel caos di procedure e dinamiche ancora da chiarire, la priorità resta proteggere chi lavora in condizioni difficili, perché cadere dall’alto non sia più una fatalità annunciata.
