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Napoli, morte di Domenico Caliendo: il Riesame chiarisce che Bergonzoni agì in soggezione di Oppido

Napoli, morte di Domenico Caliendo: il Riesame chiarisce che Bergonzoni agì in soggezione di Oppido

Riesame annulla interdizione per Bergonzoni; Oppido resta interdittivo: la chiave è la soggezione professionale nel caso Caliendo

Napoli – L’ottava sezione del Tribunale del Riesame di Napoli ha deciso di annullare l’interdizione dall’esercizio della professione nei confronti di Emma Bergonzoni, giovane cardiochirurga presente in sala durante l’intervento di trapianto che ha preceduto la morte di Domenico Caliendo al Monaldi. La decisione, spiegano i giudici, richiama la complessità della relazione tra i due medici e analizza la dinamica di potere all’interno del contesto operatorio, senza chiudere il capitolo sulle responsabilità nel merito dell’inchiesta.

Resta invece confermata l’interdizione per Guido Oppido, primario e primo operatore dell’intervento, figura in posizione gerarchica superiore. Secondo il Riesame, Bergonzoni avrebbe concorso alla redazione del referto contestato non per tutelare la propria posizione, ma per occultare eventuali responsabilità del collega superiore; resta però da accertare, nel processo di merito, la reale entità di tali responsabilità. Come emerge dalla ricostruzione della difesa, la valutazione si è concentrata sul tema della cautela e non sull’accertamento definitivo della colpa. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la condotta della Bergonzoni è stata letta dal tribunale nel contesto di un rapporto di soggezione che va oltre l’ordinario rapporto di tirocinio.

La situazione descritta dal Riesame ruota attorno al ruolo di Bergonzoni: 33 anni, alla sua prima esperienza in sala operatoria con Oppido, figura di maggior rilievo e referente formativo. L’ordinanza richiama non solo lo scarto anagrafico ed esperienziale, ma anche la relazione professionale maturata nel tempo, che secondo i giudici avrebbe creato una condizione di subalternità rilevante ai fini della valutazione della prosecuzione delle misure cautelari. In questo quadro, la difesa ha sostenuto che la giovane medico avrebbe agito in un contesto in cui le dinamiche di potere potevano influire sulle scelte operative e sulle grafie del referto.

Il referto operatorio torna quindi a essere oggetto di attenzione non come documento autonomo, ma come esito di una situazione di direzione medica. Il Riesame ribadisce che Oppido, pur non avendo firmato personalmente quella versione del report, è ritenuto l’individuato responsabile principale della descrizione dell’intervento. La responsabilità del contenuto non è attribuita a Bergonzoni in senso esclusivo, ma va letta nel contesto del rapporto gerarchico e delle responsabilità operative che le erano affidate in sala.

Un passaggio chiave riguarda il ruolo decisionale durante l’intervento: Bergonzoni non prendeva decisioni sui tempi dell’intervento né sull’attivazione della circolazione extracorporea (CEC) o sul clampaggio dell’aorta. Il Riesame evidenzia così una netta separazione tra le funzioni della giovane cardiochirurga e quelle del primario, contribuendo a chiarire quali azioni si possono considerare come fattori di responsabilità individuale e quali, invece, dipendono dall’organizzazione e dal controllo medico superiore.

Il Tribunale sottolinea che la description of the event appare come una catena di colpe concorrenti, ma che la valutazione delle responsabilità resta aperta: la decisione cautelare non può essere letta come una verifica definitiva delle responsabilità penali o civili. La sospensione di Oppido, inoltre, è vista dai giudici come un elemento sufficiente a interrompere le condizioni che avrebbero potuto determinare una reiterazione della condotta contestata da Bergonzoni, da qui la rinnovata possibilità di rivedere la situazione cautelare nei suoi confronti.

La morte di Domenico Caliendo è al centro di un’inchiesta ancora in corso, che prosegue per chiarire le responsabilità eventuali nell’ambito del singolo intervento al Monaldi eseguito il 23 dicembre, e che ha avuto esito tragico il 21 febbraio. La pronuncia del Riesame non chiude la vicenda: resta da definire, in sede processuale, quale sia il peso effettivo delle condotte di Bergonzoni e quale sia la reale incidenza della gestione gerarchica sulla dinamica dell’intervento.

In chiusura, il caso evidenzia una questione delicata per la sanità: come bilanciare autonomia professionale e responsabilità in sala operatoria, senza perdere di vista la tutela delle vittime e la necessità di ricostruire fedelmente una dinamica complessa. L’indagine resta aperta e ogni esito sarà determinante per una chiara disamina delle responsabilità nell’ambito di quel trapianto che ha devastato una famiglia e scuote da tempo il Monaldi.

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