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Cronaca

Napoli, liceo Alberti occupato: studenti in protesta contro i Cpr

Napoli, liceo Alberti occupato: studenti in protesta contro i Cpr

Napoli, un liceo occupato apre una nuova pagina nella stagione di protesta studentesca contro le politiche del Governo Meloni. È successo al Liceo Leon Battista Alberti, in via Pigna, dove il Collettivo Alberti e il Coordinamento Kaos hanno deciso di trasformare la giornata in un vero e proprio laboratorio di dibattito e partecipazione civica.

I ragazzi hanno spiegato di aver mosso questa iniziativa non solo come atto di dissenso, ma come punto di partenza per un confronto dentro l’istituto. «Ciò che ci ha spinto è la profonda indignazione verso questo governo e la forte responsabilità che sentiamo rispetto a questo momento storico», hanno dichiarato gli organizzatori, annunciando un percorso di approfondimento interno che guiderà la riflessione nelle settimane a venire. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la protesta è stata organizzata dal collettivo studentesco con il sostegno di altre realtà autonome della città.

Al centro della mobilitazione c’è la destinazione delle risorse pubbliche. Secondo i promotori, i fondi dovrebbero servire per rendere migliori le scuole, rafforzare la sanità pubblica e sostenere il welfare piuttosto che finanziare strutture che, a loro dire, non tutelano i diritti fondamentali. «Il problema degli studenti e della scuola certamente non sono gli studenti stranieri. Il vero problema è un sistema che continua a impoverirci», hanno rimarcato. Le richieste hanno trovato spazio anche su temi pratici: condizioni degli edifici scolastici, carenze di spazi per la vita studentesca e necessità di aule e laboratori funzionali.

L’occupazione, spiegano i giovani, non è solo una forma di protesta, ma l’occasione per sperimentare un metodo didattico diverso. «L’occupazione non è un’interruzione dello studio, ma l’inizio di una didattica diversa: gestita da noi, basata sul confronto, sull’approfondimento di temi che i programmi tradizionali ignorano», si legge nelle già note posizioni mostrate durante l’iniziativa. Tra gli argomenti che il collettivo intende portare avanti ci sono i diritti civili, la geopolitica e la giustizia climatica e sociale.

Non mancano le parole usate per descrivere la situazione di chi gestisce le strutture di detenzione amministrativa: i ragazzi hanno descritto i Centri di permanenza per i rimpatri come «lager di Stato», sostenendo che all’interno di tali strutture si verificherebbero violazioni dei diritti fondamentali, lacune nella tutela legale e condizioni igienico-sanitarie degradanti, con riferimenti anche a presunti isolamento dal resto del sistema. Querelle che, secondo la narrazione degli studenti, si collega a un uso della detenzione per chi non possiede un regolare permesso di soggiorno, indipendentemente dall’eventuale condanna penale.

In un contesto nazionale segnato da cicli di mobilitazione studentesca, l’Alberti cerca di trasformare l’azione immediata in una riflessione più ampia sulle priorità di spesa pubblica. Il messaggio finale è netto: la protesta non si esaurisce con l’occupazione, ma invita la cittadinanza e i compagni di scuola a partecipare, per avanzare proposte concrete e mettere al centro la discussione su soldi pubblici, diritti e istruzione. «Questo è solo l’inizio, raggiungeteci a scuola. Distruggete i Cpr, non le nostre classi», è la chiamata rivolta ai partecipanti.

Il contesto locale è chiaro: Napoli è nuovamente testimone di una mobilitazione che mette al centro la scuola come spazio di partecipazione civica e di dibattito su temi sensibili. Le dinamiche restano in fase iniziale: gli studenti parlano di un processo di apprendimento alternativo, affidato alle loro idee e al loro confronto, ma resta da vedere come si svilupperà la relazione con l’amministrazione e con la rete educativa della città. Nel frattempo, l’azione resta iscritta in una cornice di diritto alla protesta e di attenzione pubblica sulle priorità della spesa statale.

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