Dignità del lavoro al centro della festa di San Gerardo Maiella: Battaglia richiama una società meno utilitaristica
Oggi, 16 ottobre 2026, nel santuario di Materdomini, a Caposele (Avellino), in occasione della festa di San Gerardo Maiella nel terzo centenario della nascita del santo redentorista, il cardinale Mimmo Battaglia ha guidato l’omelia con un messaggio chiaro: la dignità della persona viene prima di tutto, anche nell’ambito economico e produttivo.
Partendo dalla consueta benedizione delle sementi, l’arcivescovo di Napoli ha voluto portare al centro dell’attenzione coloro che lavorano nei campi, tra agricoltori al culmine di costi crescenti e braccianti costretti a respingere ricatti imposti dalla fame. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’attenzione non è rivolta solo al valore simbolico della terra, ma al valore intrinseco di chi la coltiva, spesso frammentato tra salari esigui e condizioni precarie.
«Non si può benedire la terra e accettare che un lavoratore sia trattato come un attrezzo», ha dichiarato il cardinale, offrendo una cornice etica al dibattito quotidiano sul lavoro agricolo. La sua scelta di citare l’ingiustizia insita in una pratica che riduce la dignità umana a un prezzo di mercato ha aperto una finestra su una questione apparentemente fuori tempo: come restare fedeli ai principi evangelici quando la catena del prezzo sembra divorare la dignità delle persone.
La riflessione si è sviluppata poi su una seconda chiave: la logica dei prezzi al consumo. «Dietro un prezzo troppo basso può esserci una vita pagata troppo poco», ha sottolineato Battaglia, collegando direttamente le condizioni di chi produce ai costi finali sostenuti dai consumatori. Un richiamo a guardare oltre il cartellino del supermercato, a interrogarsi sulle ripercussioni sociali di ogni acquisto e su chi finisca per pagare il prezzo più alto.
Un terzo tema ha toccato la salute: «Quando il lavoro devasta la salute, chiamarlo sacrificio è un’offesa». La frase, secca, contiene una denuncia precisa: non è legittimo ribaltare sulla sofferenza dei lavoratori una virtù che non è virtù, ma sfruttamento. Battaglia ha rimarcato l’urgenza di rafforzare tutele, diritti e garanzie per chi opera in condizioni difficili, invitando a una vigilanza permanente sul rispetto della persona.
In chiave sociologica, l’arcivescovo ha poi richiamato un passaggio doloroso della società contemporanea: la tendenza a misurare il valore di ogni individuo solo in base alla produttività. «Continuiamo a dividere le persone secondo la loro utilità. Un giovane vale se produce, un anziano diventa un costo, un lavoratore si sostituisce appena rallenta», ha detto, offrendo una lettura critica delle logiche economiche che finiscono per segmentsare le persone in ruoli utili o superflui.
Il riferimento a San Gerardo Maiella ha rafforzato il tema della fragilità umana, ricordando che il santo fu considerato inizialmente un “soggetto inutile” per le sue condizioni di salute. Da quel precedente si trae un monito: la dignità non è un optional, ma una misura da anteporre a qualsiasi logica di rendimento o guadagno. E se la memoria del santo serve a illuminare la contemporaneità, la chiusura dell’omelia invita a uno sforzo comune: non restare in silenzio davanti alle ingiustizie sociali, ma trasformare le parole in azioni concrete.
«Ci sono scelte da cambiare», ha ammonito Battaglia, estendendo la critica anche alla comunità ecclesiale. «Anche la Chiesa è sotto questo giudizio. Anche io», ha aggiunto, richiamando la responsabilità di chi guida una comunità a privilegiare la verità rispetto al prestigio, senza indulgere nella retorica. L’appello è a una Chiesa che pratiche l’impegno concreto per il lavoro dignitoso, per la protezione dei più fragili e per una cultura che eviti di fondare l’alto su ciò che è economico piuttosto che umano.
Il messaggio che esce dall’omelia di Materdomini è chiaro: la dignità del lavoro non si conquista con la benevolenza di una benedizione rituale, ma con scelte quotidiane, politiche ed ecclesiali, capaci di mettere al centro le persone, soprattutto chi è più esposto allo sfruttamento. Se la cronaca di questa giornata racconta la voce di un’istituzione religiosa che richiama l’attenzione sui diritti fondamentali dei lavoratori, resta da chiedersi quali passi concreti seguiranno nei prossimi mesi, affinché le parole si traducano in realtà tangibili per chi lavora la terra ogni giorno.
