Luminarie e feste sì, le cure no: una sanità in bilico per i diabetici in Campania
Napoli, 13 ottobre 2026 — Mentre la Regione Campania destina circa 7 milioni di euro per le luminarie e le celebrazioni nei capoluoghi di provincia, mezzo milione di pazienti diabetici rischia di vedere le visite invalidate o a pagamento a partire dal 1° novembre. È il contesto in cui si muovono le ridistribuzioni di fondi sanitari e gli scontri politici tra la Giunta e l’opposizione.
La spesa per gli eventi natalizi e la salute pubblica viaggiano su binari diversi, senza una logica di coordinamento tra loro. Secondo i decreti di spesa, Napoli riceve 2,78 milioni di euro per i cartelloni natalizi; Avellino ottiene 610 mila euro; Benevento 550 mila; Caserta 480 mila. A Salerno erano stati destinati 2,75 milioni a settembre, ai quali si aggiunge un maxi-piano da 14,5 milioni per i Comuni più piccoli. Questo quadro esprime una scelta di priorità che, secondo molti osservatori, non tiene conto delle esigenze di assistenza sanitaria continua sul territorio. Da una parte, dunque, si privilegiano le manifestazioni, dall’altra resta incertezza sui servizi essenziali ai cittadini più fragili. La stampa locale segnala che sul fronte salute la situazione è ben diversa: nonostante il tetto di spesa per la diabetologia accreditata sia stato fissato a 12 milioni e 850 mila euro, la ripartizione tra territori sta provocando una paralisi dell’assistenza.
Il nodo centrale è la mancanza di un meccanismo di compensazione tra le aree. Nelle province di Avellino, Benevento e Caserta, dove risiede una quota minore di pazienti diabetici, una parte delle risorse resta inutilizzata. Al contrario, nelle ASL Napoli 1 Centro, Napoli 3 Sud e Salerno i budget disponibili si esauriscono con largo anticipo rispetto alla fine dell’anno. Secondo il consuntivo 2025, la Regione ha negato il trasferimento di circa 850 mila euro di somme non spese dai territori interni verso le aree metropolitane a maggiore fabbisogno, con una scelta formalizzata nei decreti dirigenziali del 30 settembre e della delibera di Giunta dell’8 ottobre. Stando alle informazioni disponibili e riportate da www.cronachedellacampania.it, restano così congelati fondi che avrebbero potuto garantire una continuità assistenziale per chi già vive una condizione cronica e necessita controlli regolari.
La reazione delle associazioni non si è fatta attendere. Il presidente dell’Associazione Diabetici della Campania, Flavio Petroccione, ha inviato una lettera al Ministero della Salute e ai vertici regionali per denunciare una situazione di evidente sperequazione. In una frase riportata dall’associazione, si mette in chiaro un tema chiave: “Penalizzati i redditi bassi”. La critica non è solo sanitaria: la disfunzione di ripartizione delle risorse diventa un tema politico, con una parte dell’opposizione che contesta la gestione della sanità e chiede una redistribuzione più equa.
Dal fronte politico arriva una critica secca: il capogruppo dell’opposizione in Consiglio Regionale ha accusato la Giunta di mancare di sensibilità verso i bisogni concreti dei cittadini. Secondo gli oppositori, le proposte di riallocazione già illustrate nei mesi scorsi per sanare gli squilibri tra province sarebbero state ignorate, lasciando la sanità campana esposta a nuove emergenze a danno delle persone più vulnerabili.
Resta poi da chiarire quale sarà l’impatto concreto sui pazienti: se non si agirà rapidamente sulla redistribuzione dei fondi, i cronici delle province di Napoli e di Salerno potrebbero dover andare incontro a controlli rinviati o a pagamenti di tasca propria per visite presso strutture accreditate. Il tema tocca direttamente i tempi di attesa, i piani terapeutici e la garanzia di continuità delle cure, soprattutto per chi ha redditi più bassi e minori facoltà di sostenere costi privati.
Quali sviluppi aspettarsi ora? La stessa dinamica di bilancio regionale lascia intravedere due strade possibili: una revisione della ripartizione delle risorse, con una maggiore attenzione alle aree in maggiore deficit, oppure ulteriori misure di salvaguardia che impediscano di mettere in discussione la continuazione delle terapie essenziali. Qualsiasi decisione dovrà coniugare prudenza, diritto alla salute e sostenibilità del sistema, evitando di trasformare la gestione delle spese in un nuovo fattore di disuguaglianza tra territori.
