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Napoli: deposito del clan Mazzarella scoperto nell’abitazione di Jessica Vicchiariello tra droga e arma

Napoli: deposito del clan Mazzarella scoperto nell’abitazione di Jessica Vicchiariello tra droga e arma

Napoli, tra una facciata di normalità e una base logistica: Jessica Vicchiariello centrale nel network legato ai Mazzarella

Napoli, San Giovanni a Teduccio. Dietro l’immagine di una giovane donna discreta, Jessica Vicchiariello, 33 anni, emerge ora agli occhi degli investigatori come figura chiave di una rete di narcotraffico riconducibile al clan Mazzarella: custode di una base operativa e di riserve per le attività illecite. L’indagine, coordinata dalla Questura di Napoli, prosegue con cautela, mantenendo la presunzione di innocenza e distinguendo tra realtà processuale e mere ipotesi investigative.

Il blitz di ieri pomeriggio, condotto dai Falchi della Squadra Mobile guidati dal primo dirigente Mario Grassia, ha innescato una serie di sviluppi che hanno permesso di ricostruire la “base” del gruppo. L’intervento ha preso corpo nell’appartamento di via Stefano Barbato, dove sono stati rinvenuti immediatamente denaro contante e residui di droga, tra cui alcune bustine di marijuana. Ma la chiave della scoperta è arrivata grazie al fiuto dei cani antidroga dell’Unità cinofila: seguendo le chiavi trovate all’interno dell’abitazione, gli agenti hanno individuato e ispezionato un deposito confinante, di proprietà della Vicchiariello, dove è emerso un quadro logico della rete criminale.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, all’interno del deposito è stata individuata la base logistica dell’organizzazione: circa 12 chili di marijuana, 8 chili di hashish, 100 grammi tra cocaina e metanfetamina, una pistola Glock calibro 9×21 risultata provento di furto, circa 200 cartucce di vario calibro e cinque bilancini di precisione. Un volume d’affari stimato dall’autorità giudiziaria che, agli occhi degli investigatori, escludeva una gestione autonoma da parte della Vicchiariello: la figura erascrivibile come custode per conto di terzi, gratuitamente, per denaro oppure sotto la pressione di qualcosa o qualcuno.

La dinamica contempla una continuità con un capitolo della storia criminale della famiglia: Jessica Vicchiariello è la figlia di Monica Veneruso, legata a una tragedia che aveva già intrecciato i contorni delle alleanze tra potentati criminali. Il 22 dicembre 2017, Monica Veneruso si trovava al fianco di Antonio Perna – esponente di spicco vicino ai Mazzarella – quando esplose un ordigno che pose fine al tentativo di colpire un’area controllata dai rivali. Un legame di sangue e di violenza che, secondo gli inquirenti, ha contribuito a cristallizzare una rete capace di muovere grandi flussi di droga e armi.

Con le ore che avanzano, gli investigatori cercano di dare un volto ai veri mandanti e di chiarire fino a che punto la vicenda possa aver radici consolidate nel sistema di potere criminale della zona. Vicchiariello, al momento, è stata trasferita nel carcere femminile di Secondigliano con l’accusa di detenzione di droga ai fini di spaccio e ricettazione di arma clandestina. La tesi investigativa resta quella di una funzione di custodia e di intermediazione: non una gestione autonoma della rete, ma una tessera inserita in una logistica molto più ampia.

La situazione richiede di guardare oltre la singola persona e di inquadrare i rapporti tra famiglie criminali, rotte di traffico e strutture di potere locali. Le indagini, che proseguono, mirano a chiarire chi muova davvero le fila e come vengano alimentate le operazioni di trasporto, stoccaggio e distribuzione. Resta da capire quale sia stato l’esatto ruolo della Vicchiariello, quali possano essere state le pressioni o gli incentivi che l’hanno portata a diventare custode di una “base” collegata a un cartello radicato nel territorio.

In questa fase, la cautela resta la regola primaria: nessuna conclusione definitiva sulle responsabilità personali, nessuna attribuzione di colpe senza sentence. L’attenzione degli inquirenti è rivolta all’identificazione dei responsabili reali dell’officina logistica e al modo in cui la rete potrebbe continuare a operare, nonostante l’emersione di questa prima tranche di elementi. Il quadro che emerge, però, è quello di un sistema organico capace di trasformare spostamenti di droga in una macchina ben oliata, capace di resistere alle pressioni della repressione ma vulnerabile agli arresti mirati e alle indagini che scavano a ritroso nel passato della loro quotidianità criminale.

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