Napoli e la sua provincia hanno conosciuto a lungo l’illusione di risparmiare sull’assicurazione auto scegliendo targhe polacche. Oggi quel miraggio si è infranto: i conti non tornano, le agenzie che dovevano restare aperte non rispondono più e i veicoli potrebbero circolare senza una copertura reale. Una fotografia di una pratica ben radicata ma ormai in crisi, che riguarda centinaia di utenti tra capannoni, agenzie e uffici della Motorizzazione.
Il meccanismo non era una novità recente: si basava sull’intermediazione tra vendita fittizia o intestazioni a società con sede all’estero, molto spesso in Polonia, seguita dall’affitto a lungo termine al proprietario. In pratica, l’auto veniva “spacchettata” tra proprietà apparente italiana e gestione estera, con l’obiettivo di sfuggire a tariffe RCA considerate troppo onerose, e anche di evitare bolli e notifiche di contravvenzioni. Il vantaggio promesso agli imprenditori e alle persone fisiche era evidente in bolletta: una riduzione di spesa rilevante, a volte presentata come una scelta legale ma a ridosso di confini poco chiari.
Le prime crepe nel sistema hanno coinciso con l’evoluzione normativa e le verifiche trasversali delle autorità. Da un lato, il governo ha rafforzato l’uso dell’articolo 93-bis del Codice della Strada, vietando ai residenti italiani di circolare per più di 30 giorni con veicoli immatricolati all’estero senza l’iscrizione al REVE, il Registro Veicoli Esteri. Dall’altro, controlli incrociati tra enti italiani e normatori esteri hanno smascherato agenzie che offrivano polizze “carta-straccia” o che non risultavano registrate presso la compagnia madre. La storia, finora, descrive una rete che ha giocato sull’inerzia di chi pensava di risparmiare senza scoprire di aver compromesso la propria copertura assicurativa.
La ripercussione è stata immediata sul piano concreto. Molti automobilisti hanno scoperto solo a un incidente che la copertura non esisteva: un rischio che potrebbe mandare in fumo risparmi accumulati nel tempo. “Senza copertura al primo incidente” è uno degli allarmi che hanno raggiunto le agenzie di pratiche automobilistiche e le associazioni di categoria, con testimonianze di chi ha visto aprirsi una voragine tra documenti esibiti e realtà assicurativa. Uno dei racconti ricorrenti riguarda automobilisti che si sono trovati a lottare per capire come muoversi, proprio nel momento in cui più serviva una risposta pronta. Stando alle ricostruzioni, molti hanno tentato di tornare alle targhe italiane, ma il percorso è lungo e complesso.
Il passo successivo è chiaro ma non privo di ostacoli: tornare a una immatricolazione legale in Italia. Per farlo servono i documenti originali di radiazione dal registro estero, spesso rimasti nelle mani di agenzie non rintracciabili, prove della provenienza della proprietà e nuove procedure di immatricolazione presso la Motorizzazione Civile. È un iterazione che comporta tempi prolungati e costi non previsti, con il rischio di pesare sul bilancio familiare o sull’attività economica di chi dipendeva da quel veicolo per lavoro.
La situazione attuale lascia intravedere un quadro di incertezza: molte persone hanno iniziato a chiedere servizi di rimessa in regola, ma resta da chiarire quante di queste pratiche possano essere successivamente regolarizzate senza oneri insostenibili. E resta aperto anche il capitolo della responsabilità e della sicurezza: al momento, la dinamica precisa di fronteggiare eventuali sinistri resta oggetto di verifica da parte degli organi competenti, con la necessità di distinguere fatti accertati da ipotesi investigative.
Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, il fenomeno ha avuto una portata significativa in contesti come Napoli e la sua provincia, dove i premi RCA hanno storicamente toccato cifre elevatissime e dove la tentazione di trovare una scorciatoia è stata politicamente e socialmente compresa, ma ora va sanata con percorsi trasparenti e verificabili. L’esito dei controlli e delle verifiche resta cruciale per capire se il sistema, a fronte di tutta la burocrazia e delle nuove norme, potrà tornare a offrire una via legale di risparmio senza esporre conducenti e imprese a rischi economici così pesanti.
