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Cronaca

Napoli, attacchi agli ospedali: nuove misure per tutelare il personale sanitario

Napoli, attacchi agli ospedali: nuove misure per tutelare il personale sanitario

Napoli è al centro di una emergenza silenziosa che riguarda chi lavora nelle corsie: aggressioni, stress e burnout mettono a rischio la sicurezza di chi cura. Il 5 e 6 ottobre l’Aula Magna del Centro di Biotecnologie della Federico II ospita il XXIII Congresso Nazionale OspedaleSicuroDuemila26, un appuntamento che mette al centro la prevenzione e l’innovazione, con l’Intelligenza Artificiale chiamata a dare una mano alle procedure di tutela.

Nel 2025, i numeri descrivono una realtà molto pesante: quasi 18.000 episodi di aggressione, sia fisica sia verbale, contro gli operatori sanitari italiani, coinvolgendo circa 23.367 professionisti. Le cifre evidenziano una pesante focalizzazione su figure chiave: gli infermieri subiscono il 55% degli attacchi, i medici il 16% e gli operatori sociosanitari l’11%. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la tensione è accompagnata da ritardi nelle attese e da una insofferenza diffusa tra i pazienti, elementi che complicano la gestione quotidiana dei reparti. Queste cifre segnano un allarme che va oltre la singola aggressione: è una questione di clima nei nosocomi italiani.

“Non basta affidarsi al coraggio dei singoli: serve una cornice chiara, protocolli efficaci e strumenti di protezione immediata per chi è in sala d’attesa e in corsia”, sottolinea la riflessione emersa dai lavori preparatori del convegno. È qui che si inserisce la necessità di sistemi d’allarme tempestivi, informazione costante ai familiari e procedure di registrazione delle minacce non appena si manifestano, per intervenire prima che la violenza si trasformi in danno reale.

La discussione, però, va oltre la risposta alle aggressioni: si guarda anche al burnout e ai rischi “invisibili” che affossano la prontezza operativa. Il lavoro notturno, i disturbi del sonno e l’apnea ostruttiva incidono sulla lucidità nel somministrare terapie e nel prendere decisioni critiche all’alba. A ciò si aggiungono minacce potenziali legate alla contaminazione da sostanze pericolose, al carico di pazienti cronici e alle richieste di movimentazione di degenti non autosufficienti, elementi che ampliamo nel contesto di un sistema sanitario che deve proteggere chi presta assistenza.

La parolina magica, per marcare la svolta, è l’Intelligenza Artificiale. «La sicurezza in ospedale non può più essere considerata un semplice insieme di adempimenti burocratici», richiama Maria Triassi, presidente del congresso organizzato con il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università Federico II. E aggiunge la scommessa di Quest’edizione 2026: «l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale»; l’obiettivo non è sostituire l’uomo, ma permettere di analizzare enormi volumi di dati per prevedere criticità, monitorare i livelli di stress e anticipare i rischi ambientali. Per proteggere chi cura è il primo, indispensabile passo per garantire la sicurezza di chi chiede assistenza.

Un episodio emblematico, anche se non isolato, resta l’episodio verificatosi il 22 settembre tra le corsie dell’ospedale Pellegrini di Napoli: secondo una prima ricostruzione, un pugno è stato sferrato a un addetto al personale in sala d’attesa, segno di quanto la pressione complessiva possa sfociare in violenza fisica. Segnali del momento, che rafforzano la necessità di una risposta strutturata e non episodica, la quale potrebbe trovare nel Congresso nazionale un punto di svolta per trasformare protocolli e strumenti in pratiche operative quotidiane.

In questo quadro, la geografia della discussione è chiara: Napoli si candida a diventare laboratorio nazionale di sicurezza ospedaliera, dove la contemporanea attenzione al benessere del personale, alla qualità delle cure e all’uso controllato delle nuove tecnologie può tradursi in protocolli concreti. Il passo successivo, ora, è mettere a sistema quanto emerso: dal potenziamento delle misure di protezione in corsia alla definizione di percorsi decisionali chiari in caso di minaccia, fino all’implementazione pratica di strumenti IA capaci di tradurre dati in azioni preventive. Se questi elementi verranno effettivamente tradotti in strumenti operativi, si aprirà una stagione nuova per la sicurezza nelle strutture sanitarie, partendo proprio da Napoli.

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