Napoli nord: l’omicidio di Alessandro Uccello tra passato giudiziario e nuove tensioni nel tessuto criminale
Napoli nord, 20 ottobre 2026. In tarda serata è stato ucciso Alessandro Uccello, 57 anni, originario di Marano, in via Roma verso Scampia, mentre cercava di rientrare al carcere di Secondigliano dopo una giornata trascorsa in semilibertà. Una scena rapida e sequestrata dall’improvviso strappo di fuoco che gli investigatori stanno cercando di ricostruire passo dopo passo.
I carabinieri del Comando provinciale di Napoli, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno avviato una ricostruzione della dinamica dell’agguato. Le immagini delle telecamere presenti lungo via Roma e nelle vie limitrofe sono al centro degli accertamenti: gli inquirenti mirano a definire il percorso seguito dagli aggressori, se abbiano agito a bordo di uno scooter e quale sia stata la sequenza dell’azione. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, le registrazioni potrebbero fornire elementi chiave sui movimenti dei responsabili e sull’esatta conformazione dell’attacco.
Il passato della vittima rimane un insostituibile punto di riferimento dell’indagine. Uccello stava scontando una condanna definitiva per l’omicidio di Enrico Pezzella, 25 anni, ucciso nell’aprile del 2016 in via Falcone, a Marano. La ricostruzione degli inquirenti, collegata a una vicenda familiare legata alla relazione tra Pezzella e la nipote di Uccello, fu al centro del processo. Uccello sostiene che lo sparo sia partito accidentalmente durante la maneggiatura di un’arma detenuta regolarmente; la sentenza lo ha comunque ritenuto responsabile, infliggendo una pena di 16 anni di reclusione. Raffaele Bacioterracino, cognato di Uccello, fu condannato a 10 anni e otto mesi.
Tra le possibili piste investigative emergono diverse chiavi di lettura. Da un lato la possibilità di una vendetta covata nel tempo, magari collegata a contrasti passati o a dinamiche maturate durante la detenzione. Dall’altro, l’ipotesi di tensioni interne all’area nord della città, dove Scampia e i quartieri vicini hanno visto negli anni slittamenti di equilibrio tra fazioni criminali. Non si può escludere, inoltre, che il movente possa essere di natura strettamente personale, e non necessariamente riconducibile a una faida tra clan. Le autorità ribadiscono che, al momento, non è possibile stabilire con certezza quale sia la chiave interpretativa dominante e che restano in corso numerose verifiche.
La vicinanza dell’agguato al carcere di Secondigliano resta un elemento di rilievo per la ricostruzione: potrebbe offrire indicazioni sui movimenti della vittima e sugli eventuali profili di rischio legati al contesto di semilibertà, ma non costituisce di per sé prova di una matrice criminale specifica. Le indagini puntano a integrare i dati raccolti dalle telecamere con le testimonianze e con l’analisi dei rapporti personali e criminali di Uccello, per capire se l’azione sia stata orchestrata da un gruppo o da singoli.
In questa fase la procura e le forze dell’ordine tengono a mente una battuta d’arresto fondamentale: identificare chi ha sparato, come è stato organizzato l’attacco e perché Uccello sia diventato bersaglio in quel punto e in quel momento. Solo una ricostruzione organica, capace di mettere insieme passato e presente, consentirà di distinguere tra vendetta, regolamento di conti o altre possibili chiavi interpretative. Nel frattempo, l’intera vicenda resta aperta, con gli investigatori impegnati a collegare i vari tasselli che possano chiarire i contorni di una situazione ancora in evoluzione.
