Titolo: Gragnano, altarino abusivo dedicato ad Alfonso Cesarano rimosso: tra simboli di memoria e nuove ombre sull’agguato del 2025
Gragnano, via Cappella della Guardia: l’altarino votivo comparso in concomitanza con il compleanno di Alfonso Cesarano è stato rimosso dai carabinieri della stazione locale nell’ambito dei controlli disposti per contrastare la criminalità e la presenza della camorra sul territorio. L’opera, allestita con due lumini, fiori e una mattonella fotografica, richiama la memoria di Cesarano, ucciso il 29 agosto 2025 in pieno giorno, a bordo del proprio scooter. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’evento ha riacceso l’attenzione sui rapporti tra simboli di memoria e controllo del territorio a Gragnano.
Per comprendere il contesto dell’episodio occorre partire dall’atto criminoso che ha scosso la frazione collinare: Cesarano, 34enne originario di Lettere e ritenuto vicino a ambienti camorristici locali, fu colpito da cinque colpi di pistola e morì mentre rientrava a casa. Era agli arresti domiciliari per un precedente tentativo di omicidio e indossava un braccialetto elettronico, pur avendo ottenuto l’autorizzazione a uscire per motivi di lavoro. L’area dei Monti Lattari, come hanno evidenziato le indagini, è stata teatro di un altro agguato grave nel dicembre 2023, quando Cesarano fu ferito in prossimità del pastificio di famiglia con arma da fuoco automatica.
L’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha portato all’arresto, nel settembre 2025, di tre persone: Aniello Mirante, Salvatore Bifulco e Rita Letizia Maugeri. Secondo la magistratura, Mirante sarebbe l’esecutore materiale, Bifulco il conducente dello scooter usato per raggiungere la vittima, e Maugeri avrebbe fornito supporto logistico come basista. Le attività investigative hanno sfruttato le immagini di sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, nonché l’individuazione di un garage a Boscoreale utilizzato come base per occultare lo scooter impiegato nell’attentato. A carico dei tre è stata contestata l’ipotesi di omicidio aggravato dal metodo mafioso.
Un elemento che ha segnato una svolta nel corso dell’inchiesta riguarda la scelta di Mirante di collaborare con la giustizia. Secondo quanto emerso dalle ricostruzioni investigative, l’ex-esecutore avrebbe confessato di aver sparato a Cesarano e avrebbe fornito indicazioni utili agli investigatori, includendo anche riferimenti utili per rinvenire l’arma. Mirante avrebbe indicato i ruoli di Bifulco e Maugeri e descritto la loro parte nella preparazione e nell’esecuzione dell’agguato. Le sue dichiarazioni restano sottoposte a verifiche, ma potrebbero contribuire a chiarire movente e eventuali mandanti, anche se non tutti gli aspetti della vicenda risultano ancora definitivamente accertati.
Sul piano processuale, la Direzione Distrettuale Antimafia ha già disposto, nel febbraio 2026, il giudizio immediato per Mirante, Bifulco e Maugeri, con l’accusa di omicidio aggravato dal metodo camorristico e il passaggio diretto alla fase dibattimentale. Il quadro indicato dagli incaricati della procura resta subordinato alle verifiche giudiziarie e alle risultanze delle nuove verifiche investigative.
L’episodio dell’altarino rimosso riporta l’attenzione sul legame tra luoghi, simboli e controllo del territorio. Il piccolo manufatto, posizionato lungo la stessa strada dove avvenne l’omicidio, diventa dunque un punto di osservazione sulla delicata relazione tra memoria, identità locale e dinamiche criminali. Le autorità continuano a lavorare per identificare chi abbia allestito l’altare e per chiarire i contorni di questa memoria privata che, in una certa misura, si è intrecciata con una vicenda giudiziaria ancora aperta.
