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Cronaca

Estorsione sui cantieri: Fiore Graziano e tre complici arrestati, secondo l’accusa pizzo al 5%

Estorsione sui cantieri: Fiore Graziano e tre complici arrestati, secondo l’accusa pizzo al 5%

Pizzo e potere nel Vallo di Lauro: retata contro il clan Graziano blocca la rinascita camorrista

Avellino – All’alba nel Vallo di Lauro, il silenzio è stato strappato dal rombo delle gazzelle dei Carabinieri del Comando Provinciale di Avellino. Un’operazione lampo, disposta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, mira a impedire la ricomposizione del clan Graziano, storica roccaforte camorrista radicata a Quindici.

Quattro i provvedimenti di fermo eseguiti su decreto firmato dal pubblico ministero antimafia Henry Jhon Woodcock. Tra le persone ammanettate figura Fiore Graziano, 53 anni, ritenuto dall’accusa l’attuale capo clan del sodalizio irpino, affiancato da un imprenditore locale e da due giovani incensurati avvicinati come nuove leve. Le accuse adagiate sulle cartelle sono pesanti: associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo una prima ricostruzione, l’operazione intendeva interrompere una riga di condotte estorsive che rischiavano di riaprire i canali del controllo criminale sul territorio.

La storia recente dei Graziano è intrecciata con una faida che ha segnato decenni di violenza nell’Irpinia orientale. Fiore Graziano è figlio del defunto Arturo Graziano e, secondo gli archivi giudiziari, il cognome è legato a una spirale di omicidi, imboscate e faide contro il clan rivale dei Cava. Da anni la cronaca ricorda episodi gravosi per il Vallo di Lauro, tra cui la famigerata strage delle donne del maggio 2002. L’ultimo capitolo di questa sofferenza, spiegano gli investigatori, è stato scritto con la ripresa di attività criminali nel periodo immediatamente successivo alla scarcerazione del boss.

La dinamica investigativa ha messo in luce una rete estorsiva ben articolata, attiva fin dal febbraio scorso, a pochi mesi dall’uscita di Graziano dal carcere. Il bersaglio principale erano le imprese edili coinvolte in opere pubbliche nelle municipalità di Quindici e dintorni. A fungere da ponte tra criminalità organizzata e aziende vittime del racket era un imprenditore locale, arrestato anch’egli, indicato dagli investigatori come braccio operativo del clan. L’ipotesi era chiara: una tangente pari al 5% del valore degli appalti.

Tra gli episodi concretamente documentati, gli inquirenti citano una ditta subappaltatrice impegnata in lavori di messa in sicurezza idrogeologica nel comune di Pago del Vallo di Lauro, su un appalto da 520mila euro, dove la pretesa di pizzo sfiorava i 26mila euro. Colpite anche attività legate all’intervento sulla rete idrica dell’intera area, dove le pressioni hanno trovato risposte simili. Degno di nota, come emerge dai fascicoli, è il tentativo del clan di reclutare volti puliti: due giovani incensurati sarebbero stati presentati come elementi idonei a muoversi sul territorio, riscuotere denaro e coprire le mosse dei vertici senza destare sospetti.

L’intervento d’urgenza dei Carabinieri e il provvedimento di fermo emesso dalla DDA hanno impedito che la nuova architettura del gruppo prendesse corpo, ripiegando sul nascere una riorganizzazione che minacciava di ributtare il Vallo di Lauro in una nuova stagione di terrore camorrista. Secondo quanto riportato dalle cronache locali, l’esito dell’operazione è stato immediato, ma restano da chiarire i contorni delle attività del clan e gli sviluppi giudiziari, con il quadro che continua a essere oggetto di verifiche da parte degli inquirenti.

Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, il rilievo di questa indagine risiede non solo nelle persone coinvolte, ma anche nel segnale che arriva al territorio: la presenza di una rete capace di intrecciare attività illecite e imprese legittime, e di introdurre nuove leve in grado di gestire denaro e contatti senza provocare immediate attenzioni investigative. Le verifiche proseguono per definire ruoli, responsabilità e prossimi passi giudiziari, mentre la memoria storica del conflitto irpino ricorda come la camorra, anche ai tempi della presunta rinascita, tenti di concepire strategie di lungo respiro sul territorio.

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