Castellammare di Stabia è al centro di una battaglia urbana che mette in evidenza non solo una grande opera pubblica, ma anche i rischi di una gestione poco trasparente tra Comune, Regione e soggetti attuatori. L’intervento noto come Lotto III – Ascensore inclinato e parcheggio sul Monte Solaro a servizio della stazione di Castellammare Centro, ancora in fase di definizione, è al centro di un acceso cortocircuito politico-istituzionale che potrebbe influire sul futuro del Put (Piano Urbanistico Territoriale) e sulla tutela di un territorio sotto vincoli paesaggistici e archeologici di particolare delicatezza. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la Delibera della Giunta Regionale n. 436 del 6 agosto 2026 spalanca le porte a una variante al PUT, ma il procedimento evidenzia interrogativi su regolarità, trasparenza e coerenza dell’iter amministrativo.
Il primo nodo, ancora senza una lettura definitiva, riguarda la paternità intellettuale del progetto. Nella dottrina della delibera regionale si pone come fatto che l’esecutivo sia partito dall’Amministrazione comunale, ma l’archivio degli atti racconta una storia diversa: è stato il Consiglio Comunale, su input di un progetto targato EAV (Autotramviaria Vesuviana), a spingere per la Variante al PUT. È lecito chiedersi quale sia il perimetro di azione tra Palazzo Farnese e i piani alti di EAV, e quali segnali di responsabilità politica emergano da questa sovrapposizione di ruoli in una zona connotata da vincoli paesaggistici, ambientali e archeologici.
La questione non è solo di attribuzioni: riguarda anche l’assetto della stazione appaltante. Perché EAV Srl, operando come soggetto attuatore, avrebbe scelto di indire autonomamente una Conferenza di Servizi, predisponendo e rielaborando un nuovo Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE) destinato a sostituire quello precedente? Una dinamica che, se confermata, rischia di spostare responsabilità e tempi, con potenziali impatti su costi, procedure e sulla stessa puntualità degli interventi. L’evento assume così una valenza politica molto ampia: non si tratta di una semplice revisione di progetto, ma di una costruzione di responsabilità che coinvolge uffici tecnici, decisori politici e soggetti privati.
Un capitolo particolarmente delicato riguarda i rapporti tra enti pubblici e le ditte espropriande. Dal fascicolo emergono richieste, memorie e proposte progettuali avanzate da soggetti esterni, tra cui spicca la società Prominvest S.r.l. Tuttavia, restano oscuri gli snodi chiave di tali interlocuzioni: quali sedi istituzionali hanno ospitato i colloqui, chi vi ha partecipato e se esistono verbali o atti ufficiali tracciabili? L’assenza di chiarezza su questi passaggi alimenta sospetti di opacità, soprattutto in un contesto in cui l’area è oggetto di contenziosi e di una destinazione d’uso che incide sulla stabilità ambientale e sul microclima.
A complicare ulteriormente il quadro intervengono i pareri tecnici e paesaggistici. La procedura ha visto una serie di fasi altalenanti: il Comune avrebbe rinviato a un momento successivo il parere paesaggistico, mentre SABAP ha inizialmente posto un veto per carenza di dati e successivamente ha concesso un via libera condizionato. La Città Metropolitana, per contro, ha preferito defilarsi dall’iter, sostenendo l’insussistenza dei presupposti per pronunciarsi in questa fase. Inoltre, il quadro progettuale ha visto il cambio dei progettisti: dagli architetti inizialmente incaricati nel 2020, Corvino e Multari, a una diversa gestione tecnica che ha portato alla sostituzione e all’avvicendamento.
L’orizzonte resta incerto. L’auspicio espresso dai firmatari della mozione politica è quello di una “operazione verità” capace di restituire trasparenza a un processo che potrebbe avere ripercussioni non solo sull’efficacia dell’opera, ma anche sulla fiducia nel sistema di controlli pubblici. In questo momento, resta da chiarire se la variante al PUT risponderà a esigenze reali di mobilità e servizio per Castellammare Centro oppure se si tratterà di una scelta influenzata da dinamiche procedurali complesse, con esiti incerti sui costi e sui tempi di realizzazione.
Una situazione che richiede chiarezza immediata, in un territorio come il Monte Solaro, dove la fragilità ambientale e archeologica non ammettono approssimazioni. Se nei prossimi mesi il Consiglio Regionale dovesse approvare la variante al PUT, occorrerà contestualizzarla con dati certi, perimetri di intervento ben definiti e una tracciabilità completa delle interlocuzioni tra pubblico e privato. Il tema resta cruciale non solo per Castellammare di Stabia, ma per il modo in cui le grandi opere si confrontano con la tutela del territorio e con una governance pienamente trasparente.
