Il mare di Castellammare, restituito alla città nel 2024 dopo anni di cantieri e ritardi, rischia di finire nuovamente al centro di una polemica politica che spegne l’entusiasmo e mette in piazza una questione di metodo e di futuro, ben oltre l’immediata balneabilità.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, Democratici e Progressisti hanno indicato tre nodi da bloccare per evitare che la stagione balneare diventi, ancora una volta, terreno di polemiche piuttosto che di piano: improvvisazioni e sprechi sui tratti di spiaggia liberi, proroghe ricorrenti delle concessioni balneari e un ambigua gestione dell’arenile affidato a Marina di Stabia. Una lettura che, dicono i firmatari, rischia di cancellare l’emozione collettiva suscitata dall’apertura del mare e di trasformare la bellezza ritrovata in una mera passerella politica.
In città è arrivata una batosta pratica: sul lungomare e in Villa Comunale sono state smantellate le attrezzature installate, inclusi gli spogliatoi. Secondo i conti citati dall’opposizione, in due anni si sarebbe speso circa 600 mila euro per quelle strutture. Oggi non si garantisce nemmeno una cabina per i servizi igienici. La domanda che resta aperta è se, in vista della prossima stagione, si possa ripetere lo stesso schema o se serva una pianificazione reale, con progetto e gara che dal 2027 assicurino costi inferiori e strutture più adeguate.
Sul fronte concessioni, la nota critica la proroga tecnica motivata dall’assenza di un atto di indirizzo comunale. Nella delibera della Commissione straordinaria si ricorda che, con la deliberazione di Giunta n. 168 del 18 giugno 2025, erano state tracciate le linee per l’applicazione della legge 118/2022 (modificata dalla 166/2024), differendo l’efficacia delle concessioni in essere al 30 settembre 2026 e rinviando a un ulteriore atto il programma attuativo. “In un anno non è stato fatto”, è la sintesi della critica, che invita a registrare una svolta concreta.
La stessa delibera parla, inoltre, di dare un indirizzo chiaro al dirigente del settore per predisporre gli elaborati tecnici e amministrativi necessari alle gare e di adottare un cronoprogramma che fissi la scadenza dei vecchi titoli al 30 settembre 2027. Toccherà alla Commissione prefettizia dare seguito a quell’indirizzo e correggere una situazione che, secondo i firmatari, risulta fin troppo confusa.
Indipendentemente dalle pronunce del Tar su Capri e dagli altri pronunciamenti, i fautori di una gestione più responsabile fanno notare che restano aperti due elementi chiave: l’assenza di un atto di indirizzo chiaro e l’avvio delle gare, finora nemmeno avviato. In assenza di spiegazioni, non mancano le richieste di revoca di atti ritenuti controversi: nove mesi al termine per chiudere i nuovi affidamenti, con scadenza prevista nel 2027, sembrano pochi per evitare proroghe tecniche meramente strumentali.
Da tempo, poi, è in discussione il destino di oltre 12 mila metri quadrati di arenile affidati a Marina di Stabia, destinati a una scuola di vela che non è mai nata. La richiesta di restituzione va estesa anche a Regione e agli altri enti coinvolti: nel Puad approvato manca una riflessione chiara su quel tratto di Corso De Gasperi e sul lato di Pozzano. L’unico atto finora riguarda la revoca delle spiagge attrezzate.
Una prospettiva diversa è possibile, ma richiede una cornice di progettualità seria. Il mare restituito al territorio nel 2024 non deve trasformarsi in una vetrina destinata a una singola immagine, ma in un cammino condiviso: lavorare con Regione e Città metropolitana per costruire un fronte mare valorizzato, sostenibile e duraturo. Come ricordano i sostenitori di questa linea, il mare di Castellammare merita molto di più della propaganda; merita un progetto concreto che includa pianificazione, servizi, sicurezza, accessibilità e una gestione capace di durare nel tempo. E in questa cornice non può mancare la gradualità necessaria per trasformare una ritrovata balneabilità in una reale opportunità per la città.
