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Cronaca

Casertano: otto indagati per caporalato nei campi, attenzione alle condizioni di lavoro

Casertano: otto indagati per caporalato nei campi, attenzione alle condizioni di lavoro

Caserta, una rete di reclutamento itinerante al centro di un dossier di sfruttamento lavorativo nei campi tra Villa Literno e Mondragone. Un sistema che, secondo gli accertamenti, avrebbe portato quotidianamente decine di braccianti a lavorare in condizioni estreme, con modalità e controlli tali da suscitare pesanti contestazioni.

Otto persone risultano indagate per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro: tra loro, quattro hanno già ottenuto misure cautelari dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con tre soggetti sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e uno all’obbligo di dimora. Altre quattro persone hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’inchiesta è coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e vede una lunga attività investigativa alle spalle, durata oltre due anni.

La ricostruzione fornisce un ritratto chiaro di un reclutamento che avveniva direttamente per strada, in gruppi che potevano arrivare a 70-80 persone al giorno. Una volta selezionati, i lavoratori venivano accompagnati nei campi dove, spesso, si occupavano della raccolta di ortaggi senza contratti regolari e con turni particolarmente faticosi. I furgoni impiegati per gli spostamenti venivano descritti come vecchi e talvolta destinati originariamente al trasporto di merci; a fronte di questo, i conducenti operavano per conto di un’impresa agricola con sede a Villa Literno.

Le giornate di lavoro potevano protrarsi per 12-14 ore, sette giorni su sette in alcuni periodi. Le retribuzioni, così come emerso dalle verifiche, erano estremamente basse e variabili: in alcuni casi si parlava di 80 centesimi fino a 1,50 euro per cassetta raccolta, in altri si attestava una paga di 3-4 euro all’ora. Non mancavano esempi di compensi giornalieri modestissimi, quali 30 euro, con la prospettiva di salire a 50 euro per chi lavorava da più tempo.

Sotto il profilo delle condizioni di lavoro, le indagini hanno posto in evidenza un controllo costante sui lavoratori: divieti di assentarsi per malattia, limitazioni sull’uso del telefono durante l’attività, e la minaccia di perdere l’impiego in caso di basso rendimento o in caso di controlli delle forze dell’ordine. Le condizioni ambientali, tra pioggia e ondate di caldo, accompagnavano l’attività, con la contestazione anche della violazione di un’ordinanza regionale del 2024 mirata a contrastare il lavoro agricolo nelle giornate particolarmente afose.

Il quadro tradisce anche carenze riguardo la sicurezza sul lavoro: dall’assenza di visite mediche preventive, all’assenza di dispositivi di protezione individuale, a servizi igienici e punti ristoro nei luoghi di lavoro. Questi elementi, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero reso i braccianti particolarmente vulnerabili, specie chi si trovava in condizioni sociali ed economiche di fragilità.

L’indagine ha avuto un rilievo tecnologico e documentale significativo: sopralluoghi nei campi, osservazioni, pedinamenti e riprese realizzate anche con droni, oltre a indagini tecniche mirate. Le attività hanno visto la partecipazione dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Caserta e l’apporto dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nel contesto del progetto Alt Caporalato Tre, finanziato dal Fondo Fami 2021-2027.

Tra le informazioni più rilevanti emerge anche un’interessante attenzione al versante umano: alcuni dei braccianti che hanno fornito dichiarazioni sono stati inseriti in località protette e avviati a percorsi di protezione e di inserimento socio-lavorativo. Una realtà dolorosa che, al di là delle cifre e delle procedure, evidenzia la vulnerabilità di chi lavora nei campi campani e la necessità di processi investigativi e sanitari adeguati.

In prospettiva, resta da chiarire il ruolo degli otto indagati e gli sviluppi delle indagini, mentre l’attenzione resta puntata sulla possibilità di ulteriori interventi di tutela per i lavoratori coinvolti e sulle eventuali conseguenze per le imprese coinvolte.

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