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Cronaca

Avellino: maltrattamenti e controllo ossessivo sull’ex compagna; arresti domiciliari con braccialetto

Una donna costretta a vivere in un clima di controllo quotidiano, anche dopo la fine della relazione, è la cornice della vicenda che ha portato agli arresti domiciliari un uomo, posto sotto braccialetto elettronico dai Carabinieri di Grottaminarda, in provincia di Avellino. L’ordinanza cautelare è stata emessa nell’ambito di un’inchiesta che vede l’indagato accusato di maltrattamenti in famiglia e violenza psicologica, con contestazioni anche di violenza sessuale aggravata e continuata ai danni dell’ex compagna.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la donna, madre dei figli minorenni dell’indagato, avrebbe vissuto una condizione di sopraffazione durante la convivenza e anche dopo la rottura della relazione. Le condotte contestate, come sottolineato dalla Procura di Benevento, si sarebbero caratterizzate da un atteggiamento di prevaricazione e controllo capace di incidere sulla libertà quotidiana della vittima.

Le indagini sarebbero partite dall’episodio verificatosi nel cuore della notte: l’ex partner si sarebbe presentato davanti all’abitazione della donna, l’avrebbe contattata ripetutamente con messaggi, bussato alla tapparella e, stando a quanto riferito, avrebbe persino sollevato la vittima. A rivolgersi alle forze dell’ordine è stato il padre della donna.

Gli investigatori hanno ascoltato la versione della vittima, che avrebbe raccontato un quadro di umiliazioni, offese e percosse. Sarebbe inoltre emersa la impressionante dinamica di costrizione sessuale: la donna avrebbe riferito di essere stata costretta a rapporti sessuali nonostante il proprio chiaro rifiuto.

Stando alla ricostruzione della Procura, il controllo non riguardava solo gli episodi più crudi ma permeava la vita quotidiana, economica e familiare della donna: le sarebbe stato impedito di guidare e di uscire da sola, una forma di dominio che ha limitato significativi spazi di libertà.

Dopo la separazione, l’uomo avrebbe proseguito i contatti in modo insistente su WhatsApp, di giorno e di notte, arrivando a utilizzare i figli come pretesto per chiedere notizie sugli spostamenti della ex. Le contestazioni includono minacce, pedinamenti e tentativi di costringerla a incontrarlo, arrivando a prospettare gesti autolesionistici.

Il procuratore di Benevento, Nicola D’Angelo, ha evidenziato che il racconto della donna ha trovato conferme nelle dichiarazioni di familiari, vicini, amici e conoscenti, oltre che nelle conversazioni acquisite dagli investigatori. Le conversazioni documenterebbero il carattere ossessivo del tentativo di controllo sull’ex compagna.

La decisione di applicare la misura cautelare sembra basarsi su questi elementi, con l’autorità giudiziaria che ha disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Si tratta di un caso che, oltre a denunciare la violenza fisica, mette in luce una forma di coercizione che si manifesta nel controllo continuo della vita privata e della libertà di scelta.

La vicenda proietta inoltre una lettura della violenza di genere che va oltre gli episodi clamorosi e riguarda dinamiche quotidiane difficilmente riconoscibili a prima vista. Le dinamiche descritte mostrano come la potenza di un legame possa continuare a condizionare una persona anche dopo la fine di una relazione, alimentando una spirale di minacce e pressioni.

Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la ricostruzione degli investigatori e delle parti coinvolte offre uno spaccato utile per comprendere le diverse sfaccettature del fenomeno: dal controllo sull’uso del mezzo di locomozione alle pressioni psicologiche, fino alle forme più sottili di intimidazione che possono accompagnare una separazione.

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