Scampia, Napoli, 27 settembre 2026 – Nel cuore della periferia nord una notte di fuoco ha interrotto il silenzio delle vie popolari: alle 21:30 di ieri un commando ha aperto il fuoco all’interno del complesso di edilizia popolare di via Fellini, noto come Chalet Bakù. La vittima è Mariano Abete, 23 anni, nipote di Arcangelo Abete, esponente di spicco del clan Abbinante, attivo nel controllo delle piazze di spaccio della zona. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la dinamica dell’agguato ricalca la matrice consolidata delle cosiddette “stese” o punizioni mirate: colpi finalizzati a gambizzare l’obiettivo, con fuga rapida tra gli accessi del quartiere.
La scena della violenza è durata pochi minuti, ma ha lasciato tracce evidenti lungo i piccoli corridoi e tra gli edifici popolari della zona. L’obiettivo, colpito alle gambe, è stato immediatamente soccorso dai residenti e successivamente accompagnato d’urgenza all’ospedale Antonio Cardarelli di Napoli. Le condizioni del 23enne, stabilizzate al pronto soccorso, sono state dichiarate non in pericolo di vita, ma resta alta l’attenzione sull’evoluzione delle sue condizioni.
Sul fronte investigativo, la Mobile della Questura di Napoli, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha preso in carico i rilievi immediati. La scena è stata perlustrata con le informazioni raccolte sul posto, dai rilievi tecnici alle tracce biologiche, mentre sono in corso verifiche sui filmati dei sistemi di videosorveglianza presenti lungo le vie di fuga del quartiere. L’obiettivo degli inquirenti è ricostruire non solo la dinamica immediata, ma anche eventuali riferimenti organizzativi che possano collegare l’attacco all’attuale contesto criminale della zona.
L’episodio di via Fellini si inserisce in un quadro di tensione crescente nell’area nord di Napoli. Nelle settimane recenti, tra Miano, Piscinola, Secondigliano e Don Guanella, sono emerse segnali di nervosismo tra i giovani componenti delle famiglie camorristiche della zona: atti violenti, scontri e tentativi di punizioni hanno alimentato la percezione di una routine di violenza che vacinando nuove generazioni nella gestione delle piazze illecite. Le autorità non escludono alcuna pista: da un regolamento di conti legato a motivi economici interni alle cosche, a segnali rivolti direttamente ai vertici della cosca Abbinante. È una fase di valutazione che lascia aperti molti interrogativi sulle motivazioni e sui legami tra i diversi attori coinvolti.
Gli investigatori continuano a confrontarsi con i familiari della vittima e a esaminare ogni possibile collegamento con gli episodi recenti nelle stesse aree di confine tra Don Guanella e Secondigliano. La ricostruzione, ancora frammentaria, mira a distinguere tra fatti accertati e ipotesi investigative, evitando, fin d’ora, qualunque attributo definitivo di colpevolezza. Restano da chiarire moventi, responsabilità e possibili bersagli futuri, mentre la rete di controlli sul territorio resta nel mirino delle forze dell’ordine.
Il quadro generale resta quello di una comunità segnata da una violenza endemica che però non deve far oscurare la tenacia delle attività investigative. Le prossime ore saranno decisive per capire se il raid di Chalet Bakù rappresenti una puntualità di violenza isolata o l’esito di una dinamica più ampia di potere tra i gruppi della camorra nord-napoletana. Le istituzioni ribadiscono l’impegno a proseguire i rilievi, l’analisi dei filmati e l’aggiornamento costante della mappa delle minacce per prevenire ulteriori escalation.
Fonte: cronachedellacampania.it
