Abbandono di serpente esotico sull’asfalto: la cronaca di una gestione irresponsabile e le ombre normative
Una strada trafficata della periferia di Santa Maria la Carità è diventata teatro di un episodio inquietante: un serpente esotico è stato trovato abbandonato nel pieno della viabilità, lasciato al proprio destino tra vetture e frastuono urbano. L’intervento tempestivo delle forze dell’ordine ha impedito che la situazione degenerasse in un pericolo immediato per automobilisti e passanti.
A lanciare l’allarme sono stati i vigili del fuoco del distaccamento di Castellammare di Stabia, che hanno prontamente segnalato la presenza dell’animale al Nucleo Carabinieri CITES di Napoli, competente per la tutela delle specie protette e per il commercio internazionale di fauna selvatica. I militari specializzati hanno messo in sicurezza l’area e provveduto al recupero dell’esemplare.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’animale era vivo, lungo circa un metro, e identificato come Pantherophis guttatus, comune Serpente del Grano. Si tratta di una specie non autoctona, originaria del Nord America, molto diffusa nel mercato degli esemplari da teca ma estranea all’ecosistema locale. L’esemplare non presentava alcun sistema identificativo, come un microchip obbligatorio per animali esotici detenuti legalmente, dettaglio che complica ulteriormente la ricostruzione della provenienza e l’individuazione del proprietario.
Il serpente è stato sequestrato penalemente e affidato a una struttura specializzata, dove riceverà cure adeguate e sarà sottoposto a controlli sanitari. Contemporaneamente proseguono le indagini dei Carabinieri per risalire ai responsabili di un gesto ritenuto sconsiderato e per accertare le responsabilità legate all’illecito abbandono.
Questo episodio richiama altri casi analizzati di recente: una settimana prima, nell’agro di Castel Volturno, era stato rinvenuto un pitone reale abbandonato in un sacchetto. Due episodi concreti che riportano all’attenzione un fenomeno tutt’altro che raro: l’abbandono degli animali esotici, spesso acquistati per curiosità ma senza le necessarie competenze e risorse per garantirne la custodia e il benessere.
Gestire un animale esotico non è solo una questione di alimentazione: richiede spazi adeguati, attrezzature costose e una profonda consapevolezza della normativa vigente. Quando la novità svanisce o i costi lievitano, è purtroppo frequente che si cerchi una via di fuga illegale. E non si tratta solo di crudeltà: l’abbandono può comportare gravi rischi per l’ecosistema locale, con potenziali introduzioni accidentali di specie aliene e ripercussioni sull’equilibrio ambientale.
Sul piano repressivo, la legge non lascia margini: l’articolo 727 del codice penale prevede l’arresto fino a un anno o un’ammenda tra 1.000 e 10.000 euro per chiunque abbandoni animali domestici o animali tenuti in cattività. Le autorità ricordano che, oltre alla sanzione penale, vi è un fumoso ma concreto danno ecologico e di sicurezza pubblica, che richiede una gestione responsabile e una normativa chiara per disciplinare l’acquisto, il possesso e la cessione di specie esotiche.
Le indagini, al momento, mirano a chiarire la filiera dell’esemplare e a identificare chi ha permesso o favorito l’abbandono. L’episodio di Santa Maria la Carità evidenzia una realtà da tempo nota agli addetti ai lavori: il mercato degli animali esotici genera domanda, ma spesso manca la cultura della responsabilità necessaria a fronteggiare le esigenze etologiche e sanitarie di creature non autosufficienti in ambienti non naturali.
Resta la domanda di fondo: cosa serve davvero per evitare che simili gesti si ripetano? L’esercito delle norme, da solo, non basta: serve una consapevolezza crescente tra chi acquista, cede o contempla di tenere in casa specie non native, insieme a controlli più stringenti e a un sistema di riconoscimento efficace. Per ora, l’attenzione resta alta sui dettagli dell’indagine e sull’esito dei controlli sanitari e della tutela delle specie, ma soprattutto sull’esigenza di una responsabilità collettiva che impedisca che un animale diventi un fragile simbolo di una cultura dell’abbandono.
Fonte: www.cronachedellacampania.it
