Napoli si trova di fronte a una tappa decisiva nel caso dell’omicidio di Umberto Catanzaro, la giovane promessa del calcio rimasta vittima di un agguato nei Quartieri Spagnoli nel 2025. Nell’udienza preliminare odierna, il Tribunale ha respinto la richiesta di giudizio con rito abbreviato presentata da Salvatore Percich, ritenuto ai vertici di un gruppo criminale locale, e da Anna Nesa, accusata di fornire supporto logistico al gruppo. La decisione ha portato la corte a riservarsi la scelta sulla data di inizio del processo, che dovrà essere celebrato davanti alla Corte d’Assise. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la magistratura ha anche rigettato la richiesta di esclusione dell’aggravante della premeditazione.
La vicenda ha radici anni lontane nel controllo della criminalità nei quartieri popolari, ma la data della ferita resta strettamente legata al 15 settembre 2025, giorno in cui Catanzaro fu gravemente ferito mentre era in compagnia di un altro giovane. Dopo una lunga battaglia per la vita, il 23enne persero la speranza di sopravvivere e morì il 17 novembre 2025. Per la procura di Napoli, l’azione sarebbe maturata in contesto di lotta tra persone legate a dinamiche di potere e a presunte questioni d’onore; l’ipotesi accusatoria parla di omicidio premeditato aggravato dalle modalità mafiose e da motivi futili.
Secondo le indagini, l’attacco sarebbe stato orchestrato da figure ritenute esecutori diretti, coinvolgendo anche quattro minorenni. Due di essi avrebbero dovuto raggiungere il luogo dell’agguato, ma arrivarono con pochi secondi di ritardo: l’azione era ormai consumata. Percich è contestato come uno degli esecutori materiali, mentre Nesa è accusata di garantire supporto logistico a due dei minori coinvolti. L’operazione di perquisizione e arresto ha inoltre portato al rilievo di droga di vario tipo e a quasi 2,2 chilogrammi di materiale esplodente.
L’esito dell’udienza lascia aperti diversi scenari. Per la Dda di Napoli, la situazione evidenzia non solo la gravità del fatto, ma anche la complessità di una rete criminale capace di coinvolgere giovani in operazioni così violente. L’avvocato Sergio Pisani, che assiste la famiglia della vittima, ha portato in primo piano la necessità di non rendere invisibile la portata di questo caso: «Non possiamo perdere la partita più importante», ha sintetizzato. La madre e il padre di Umberto hanno espresso, con toni diversi ma convergenti, la richiesta di giustizia e di pene esemplari per chi fosse identificato come responsabile. «Chiedo giustizia e pene severe», ha dichiarato la madre, sottolineando la necessità che tragedie simili non si ripetano. Il padre ha invece ricordato che il figlio era innocente e ha chiesto che il procedimento chiarisca ogni aspetto: «Era innocente, è morto senza un motivo»; ha anche respinto l’idea di calcolare sconti di pena.
Il prossimo step, out-of-fixture ma implicitamente previsto, riguarda la fissazione della data di inizio del processo, ora affidata al giudice Gabriella Logozzo. La famiglia Catanzaro guarda a una risposta giudiziaria che possa dare stabilità a una comunità che ha vissuto una vicenda che si è protratta per mesi, culminando in una perdita così dolorosa. Nel frattempo, la cronaca giudiziaria continua a delineare i contorni di una vicenda che, secondo l’accusa, intreccia violenza mafiosa, dinamiche private e responsabilità di figure giudicate parte di un “gruppo criminale” attivo nei quartieri più popolari della città.
