Napoli, 30 settembre 2026 – Vincenzo Caiazzo, considerato una figura di spicco del clan Licciardi nel Rione Don Guanella, esce dalla detenzione e avvia un percorso in regime di arresti domiciliari protetti presso una comunità terapeutica.
Il Gip di Napoli ha accolto l’istanza presentata dai legali del ras, Luigi Senese e Lucia Boscaino, autorizzando il trasferimento in regime di arresti domiciliari protetti presso una comunità terapeutica; secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it Caiazzo resta comunque sotto stretto controllo e dovrà seguire un percorso riabilitativo.
Caiazzo, noto anche con il soprannome Capuzzella, è stato a lungo al centro delle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia per ruoli di vertice nell’area nord di Napoli e per reati ritenuti parte di un’organizzazione mafiosa, tra cui l’associazione a delinquere di stampo mafioso e il traffico di sostanze stupefacenti, locale e internazionale, gestito nell’ambito della cosiddetta Alleanza di Secondigliano.
Il fascicolo era partito dall’omicidio di Domenico Gargiulo, alias Sicc e penniell, ritrovato nel bagagliaio di un’auto l’8 settembre 2019; un fatto che aveva spinto gli investigatori a concentrare l’attenzione sull’articolazione del Rione Don Guanella nell’ambito di una faida.
Durante il percorso processuale, la difesa ha ottenuto dall’udienza del Riesame la cancellazione di alcune imputazioni pesanti, tra cui il concorso nel delitto Gargiulo e l’imputazione di associazione finalizzata al traffico di droga.
L’estate del 2026 ha segnato un’ulteriore rimodulazione: Caiazzo è stato condannato in primo grado a 9 anni e 4 mesi di reclusione nel troncone principale del procedimento contro i vertici della Masseria Cardone, con una pronuncia di assoluzione su alcuni capi d’imputazione.
Oggi la decisione del Gip apre una nuova fase: Caiazzo potrà scontare la pena in una comunità terapeutica, con una supervisione cautelare che bilancia le esigenze di sicurezza pubblica e il percorso riabilitativo indicato dai suoi legali.
Resta da verificare l’evoluzione del quadro giudiziario e le eventuali indicazioni operative sul percorso di riabilitazione, ma il provvedimento richiama una riflessione più ampia su quanto sia possibile coniugare misure cautelari e percorsi di reinserimento per soggetti legati a contesti criminali strutturati.
