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Fiume Sarno: 400 milioni dalla Regione Campania per sicurezza e risanamento, controlli più severi contro gli sversamenti

Fiume Sarno: 400 milioni dalla Regione Campania per sicurezza e risanamento, controlli più severi contro gli sversamenti

Il Sarno tra protesta simbolica e richieste concrete: i residenti chiedono controlli, sanzioni agli sversamenti e finanziamenti per il risanamento

Un gesto simbolico ha acceso i riflettori sull’emergenza ambientale lungo il Sarno: bottiglie d’acqua limpida versate nei canali per denunciare gli sversamenti. L’iniziativa è partita da Fosso Imperatore, all’«intersezione» tra Pagani e San Valentino Torio, e si è estesa fin quasi alla foce grazie alla rete di cittadini organizzata dalla Rete difesa del Sarno di Castellammare di Stabia. Un semplice oggetto, riempito di una verità amara: l’acqua di quel fiume non è più scontata nemmeno in canali apparentemente poco profondi.

La mobilitazione ha trovato terreno fertile tra chi convive da decenni con una realtà idrica complessa e spesso contestata. Come hanno raccontato gli attivisti, la protesta è cresciuta grazie a una coordinazione che ha saputo collegare diverse realtà locali, mettendo al centro la necessità di controlli più stringenti e di una verifica indipendente su cosa scorre davvero nei corsi d’acqua della valle. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’origine dell’iniziativa si lega al tratto di Fosso Imperatore, al confine tra Pagani e San Valentino Torio, ma l’attenzione si è rapidamente allargata lungo tutto il Sarno fino al mare.

Lungo i canali sono emerse immagini di liquido azzurro, elementi che hanno acceso dubbi e discussioni: potrebbe trattarsi di acqua limpida oppure di una sostanza legata a scarichi e sversamenti illegali. Gli organizzatori chiedono accertamenti immediati per chiarire cosa stia realmente accadendo, e hanno fatto appello a un monitoraggio continuo che presidii l’ampia rete idrica della zona. La dinamica resta in parte incerta, nel senso che non sono stati forniti dettagli sufficienti per una lettura definitiva della situazione, ma l’intento è chiaro: trasformare un gesto simbolico in una domanda di trasparenza e responsabilità.

«Viviamo un dramma. Da luglio a fine settembre siamo costretti a vivere chiusi in casa, questa non è vita», ha raccontato Daniela, residente sulle sponde di uno degli affluenti. Le sue parole danno il senso concreto di cosa significhi convivere con un contesto in cui l’indicatore di salubrità ambientale non è mai scontato. Accanto a lei, Orsola ha evocato ricordi di tempi diversi: «Adesso è un disastro. I miei nipoti non possono nemmeno più giocare all’aperto. Siamo costretti a mettere le mascherine come ai tempi del Covid», ha riferito, citando una realtà quotidiana che sembra ribaltare l’innocenza di un tempo legato al fiume.

Sul fronte istituzionale, la Regione Campania ha annunciato impegni economici consistenti: oltre 400 milioni di euro destinati alla sicurezza e al risanamento dell’area. Tuttavia, resta aperta la questione degli sversamenti illegali, descritti come uno dei nodi più difficili da affrontare per un territorio ricco di corsi d’acqua, canali e rogge e caratterizzato da una gestione complessa delle acque reflue. La valutazione su come intervenire al meglio richiede non solo risorse, ma strumenti di controllo più efficaci e coordinati sul territorio.

Il procuratore di Nocera Inferiore, Luigi Cannavale, ha ricordato la portata dell’impegno richiesto: controllare ogni possibile scarico abusivo rappresenta una vera impresa, soprattutto in una zona vasta come quella interessata dal Sarno, dove è necessario un monitoraggio capillare e costante. Un quadro che rimanda a una verità ancora da chiarire: la responsabilità degli interventi e la tempistica degli interventi stessi dipendono da indagini in corso e da una collaborazione tra enti locali, magistratura e cittadini.

Qualche segnale di progresso arriva anche da chi coordina politiche territoriali: Michele Strianese, sindaco di San Valentino Torio e recentemente eletto presidente del Parco Regionale Fiume Sarno, ha sottolineato i passi avanti legati alla rete fognaria. «Grazie agli interventi per la realizzazione della rete fognaria, il fiume si è in parte disinquinato. Ovviamente c’è ancora un enorme lavoro da realizzare. Abbiamo chiesto più controlli e nello stesso tempo abbiamo chiesto altri finanziamenti», ha spiegato. Le sue parole sintetizzano una verità delicata: non è la soluzione immediata, ma una dimensione di progresso che va accompagnata da ulteriori verifiche, più risorse e una vigilanza costante.

La protesta delle bottigliette, dunque, va oltre l’immagine simbolica. L’obiettivo è chiaro: trasformare un gesto visivo in una pressione quotidiana su controlli, responsabilità e investimenti. E, soprattutto, su una direzione concreta: restituire al Sarno, ai cittadini e alle comunità che ne dipendono, una condizione di vivibilità che sia reale, duratura e controllata.

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