Verità in attesa a Roma: Regeni, la Corte d’Assise si pronuncia nel pomeriggio tra ergastolo e condanne
A Roma, la Corte d’Assise è in camera di consiglio per decidere sul sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni. L’esito è atteso nel pomeriggio, e le famiglie attendono una risposta che tenne in sospeso l’Italia per anni.
Secondo la Procura di Roma, guidata dall’aggiunto Sergio Colaiocco, in requisitoria dello scorso giugno è stata chiesta l’ergastolo per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e pene di 17 anni e mezzo per Tariq Sabir, Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim. L’imputazione riguarda il concorso in sequestro di persona e le forfaitte accuse di tortura e omicidio, attribuite a ufficiali dei servizi di sicurezza egiziani. La fase dibattimentale ha sottolineato l’obiettivo di accertare responsabilità coordinate tra diverse figure coinvolte nell’arco dell’indagine. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la procura ha chiesto dunque un rafforzamento delle pene per i vertici coinvolti in quel periodo di soli decenni fa.
Stamani, all’esterno della cittadella giudiziaria di Roma, si è svolto un sit-in in attesa della sentenza. Anche la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha fatto tappa tra i familiari di Regeni, intrattenendosi brevemente con Paola e Claudio Regeni e con la sorella Irene. Accanto a loro, attivisti del movimento “popolo giallo” con uno striscione che chiedeva verità per Giulio Regeni. Il contesto è stato di forte tensione, ma non è possibile ignorare la presenza di una dimensione politica che ribadisce la necessità di chiarezza su una vicenda che ha tenuto banco tra Roma e Il Cairo per anni.
Mentre i giudici rimangono in camera di consiglio, i pochi intimi dell’aula Occorsio di piazzale Clodio hanno assistito a una scena sobria: presenti i familiari, rose gialle sul banco, segno simbolico di una lotta durata nel tempo. Nessuna dichiarazione ufficiale è stata rilasciata dai presenti ai microfoni, ma lo sguardo di chi è arrivato fin qui racconta una storia di attesa e di memoria.
La vicenda Regeni è un percorso processuale che, lungo dieci anni, ha visto tappe importanti. Le tracce del giovane ricercatore italiano si erano perse il 25 gennaio 2016 nel centro del Cairo; il cadavere fu trovato il 3 febbraio sulla strada tra il Cairo e Alessandria d’Egitto, con segni di tortura. Alla ripresa dei lavori in Italia, il 7 febbraio 2016 fu ordinata una nuova autopsia che certificò le torture, contraddicendo le conclusioni iniziali delle autorità egiziane. Da quel momento si entrò in una complessa traiettoria giudiziaria: la procura italiana aprì un fascicolo, inviando rogatorie per ottenere tabulati telefonici, video e testimonianze di 13 persone.
Il 4 dicembre 2016, la Procura iscrisse nel registro degli indagati cinque uomini, appartenenti ai servizi segreti civili e alla polizia investigativa egiziana (generale Tariq Sabir, colonnelli Usham Helmy e Ather Kamal, maggiore Magdi Sharif e l’agente Mhamoud Najem). Nel 2019 una Commissione parlamentare d’inchiesta fu istituita in Parlamento, e nel maggio 2021 il gup Pierluigi Balestrieri mandò a processo i quattro ufficiali; l’istruttoria dibattimentale è stata conclusa a giugno dello scorso anno, con la requisitoria della pubblica accusa. L’esito odierno resta, però, vincolato alle motivazioni della Corte, a cui spetta pronunciare una sentenza che chiuda o riapra spiragli di verità.
In chiusura, resta cruciale distinguere tra accuse e fatti accertati: la posizione dei quattro ufficiali egiziani è ancora al vaglio della giustizia italiana ed internazionale, e ogni valutazione definitiva deve rimanere ancorata alle evidenze processuali e alle verifiche delle autorità competenti. La memoria di Regeni, dunque, non è un capitolo chiuso, ma un contesto nel quale la prova dell’indagine, le implicazioni diplomatiche e le testimonianze delle famiglie continuano a muovere l’ombra di una verità che molti chiedono di conoscere fino in fondo.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la sentenza è attesa per oggi pomeriggio.
