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Cusano: tre pronunce della Cassazione aprono la strada ai domiciliari per Nicolò Palermo a Benevento

Cusano: tre pronunce della Cassazione aprono la strada ai domiciliari per Nicolò Palermo a Benevento

Titolo: Domiciliari per Nicolò Palermo nell’inchiesta Cusano: una lunga legatura tra Napoli e Benevento che attraversa la Cassazione

In una svolta attesa, il Tribunale del Riesame di Napoli ha ordinato la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari per Nicolò Palermo, 19 anni, di Benevento. Il provvedimento, emesso il 30 settembre 2026, riguarda l’accusa di tentato omicidio nei confronti di Gaetano Cusano, 17 anni, di Vitulano, parte civile assistita dall’avvocato Antonio Leone. La difesa, rappresentata da Vittorio Fucci e Francesco Altieri, aveva sostenuto la necessità di una misura meno gravosa in attesa del processo. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la decisione odierna chiude una fase cruciale di un iter che ha visto la giustizia intervenire più volte a favore dell’imputato.

La vicenda giudiziaria, però, è lunga e complessa: già in due occasioni la Suprema Corte di Cassazione aveva sollecitato una revisione delle misure interdette o restrittive che dal canto loro avevano accompagnato Palermo durante le prime fasi delle indagini. In particolare, a febbraio 2026 la Cassazione aveva annullato senza rinvio una precedente conferma di custodia cautelare emessa dal Gip di Benevento, accogliendo il ricorso degli avvocati; a luglio dello stesso anno era tornata a intervenire annullando nuovamente una decisione del Riesame di Napoli. La Cassazione aveva poi reiterato l’attenzione su aspetti procedurali e sulle modalità con cui erano state originate alcune misure, rafforzando la posizione difensiva del ragazzo. A marzo 2026, inoltre, la Suprema Corte aveva annullato senza rinvio il provvedimento di sequestro del cellulare di Palermo, segnando un terzo atto di favore nell’iter cautelare.

I fatti all’origine dell’indagine risalgono alla notte tra il 4 e il 5 ottobre 2025, quando, da Benevento, si sarebbe mosso un gruppo di ragazzi a bordo di quattro veicoli — Alfa Romeo Mito, due Fiat Panda e una Grande Punto — diretti verso il locale Xuè di Montesarchio, dove si sarebbe consumata una spedizione punitiva contro un gruppo rivale della Valle Vitulanese. Secondo l’impostazione accusatoria, Cusano sarebbe stato preso di mira in seguito a una colluttazione con i componenti della banda avversaria: il ragazzo sarebbe stato colpito con calci, pugni e una mazza da baseball, riportando lesioni gravissime che lo hanno lasciato in coma. La dinamica, descritta in base a immagini di videosorveglianza, tabulati telefonici e testimonianze, avrebbe visto Palermo immobilizzare Cusano con il cosiddetto incravattamento, facilitando gli altri aggressori nell’infliggere i colpi.

Parallelamente al fascicolo cautelare, è in corso a Benevento un procedimento con rito abbreviato nei confronti dei primi quattro arrestati — Nicolò Palermo, Antonio Ianaro, Donato D’Agostino e Osvaldo Masone — accusati di concorso nel tentato omicidio di Cusano. Nel corso dei mesi successivi il quadro cautelare ha subito un ridimensionamento progressivo: dopo le scarcerazioni di Kevin Bozzi e Francesco Zollo, nel giugno precedente sono stati concessi i domiciliari anche a Francesco Mazzone, 21 anni, di Ceppaloni, e Simone Coppola, 23 anni, di Calvi, entrambi dotati del braccialetto elettronico. Sono stati inoltre individuati altri imputati per lesioni aggravate ai danni di Antonio Mazzarelli, 18enne di Foglianise, ferito durante la stessa aggressione.

La decisione odierna consente a Palermo di tornare a Benevento e di iniziare la fase degli arresti domiciliari, in attesa delle prossime produzioni processuali. La difesa celebra un esito rilevante dopo l’azione ripetuta della Corte di Cassazione, mentre la parte civile, assistita dall’avvocato Leone, continua a chiedere giustizia per Cusano e per le lesioni subite. In questo contesto la magistratura continua a vagliare gli elementi dell’inchiesta, mantenendo ferma la necessità di distinguere tra fatti accertati e ipotesi investigative, senza avanzare conclusioni definitive su responsabilità personali in assenza di una pronuncia di condanna.

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