Tra il blu del Tirreno e l’ombra severa della Costiera, Cetara si racconta come un luogo dove il mare detta il ritmo della tavola: qui una torta caprese, nata sull’isola di Capri, diventa chiave per leggere la Campania che cambia sapore.
In pochi chilometri, Cetara mostra la propria identità di borgo marinaro: un porto al centro, le barche che si muovono tra reti e pescato, case che si arrampicano sulle pendici e una Torre Vicereale che tiene d’occhio il golfo. Il mare non è solo sfondo, è presenza concreta: entra nella vita quotidiana con l’odore salmastro e il dondolio della banchina.
La cucina del luogo vive di una relazione profonda con il mare. Alici, tonno e la celebre colatura di alici definiscono un patrimonio fatto di gesti concreti, conservazioni pazienti e sapori concentrati. Le ricette del borgo trasformano ciò che arriva dall’acqua in piatti che sembrano semplici ma raccontano una rete di tradizioni: pesce azzurro, pomodori, aglio, prezzemolo e agrumi della Costiera convivono con pasta e senso di casa.
La torta caprese, pur non essendo originaria di Cetara, occupa qui una funzione speciale: è dolce di confronto tra due versi della Campania, tra l’isola di Capri e la costa. Senza farina di frumento, la torta si costruisce con mandorle, cioccolato fondente, uova, burro e zucchero, offrendo una consistenza compatta e umida al centro, con una crosticina leggermente croccante e un profumo tostato che resta sul palato. Per una teglia da 22 centimetri servono mandorle pelate, cioccolato fondente, burro, zucchero, uova e un pizzico di sale; la cottura si svolge a circa 170 gradi per quarantacinque minuti, finché il cuore resta morbido ma non liquido.
Il procedimento, descritto con lentezza, racconta di mandorle tostate ed extensively tritate, cioccolato fuso con burro, separazione di tuorli e albumi, montatura dei tuorli con lo zucchero, poi l’unione con il cioccolato e le mandorle e, infine, l’inserimento degli albumi montati per mantenere l’aria necessaria. Il raffreddamento è cruciale: solo dopo ore la fetta mostra la sua trama densa, punteggiata da granella di mandorle, con il cioccolato presente ma non dominante. Il servizio resta sobrio: una spolverata di zucchero a velo poco prima di gustarla, magari accompagnata da un caffè amaro o da una nota di scorza d’arancia nell’impasto.
A Cetara, gustare questa torta significa ascoltare una porsi di Campania: da una parte il paese di mare, dall’altra la tavola che privilegia materia prima e semplicità. Il dolce diventa una pausa che racconta la memoria di una terra dove il mare guida la tavola e la tavola può raccontare anche storie di isole, scambi e radici comuni.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la cornice di Cetara aiuta a comprendere come una ricetta possa diventare lente di lettura di un territorio, capace di creare dialoghi tra identità costiera e contaminazioni provenienti da più luoghi della regione.
In questo intreccio tra mare, colture e tradizioni dolciarie, la torta caprese a Cetara non è solo dessert: è una chiave di lettura della campania autentica, dove il mare resta protagonista, ma può essere raccontato anche attraverso i sapori d’importazione e i “ritorni” della tavola isolana.
