Controlli nei Campi Flegrei: tra timori di sanzioni e la priorità della sicurezza
Nei Campi Flegrei, la necessità di verificare la stabilità degli edifici incontra una resistenza diffusa tra i proprietari: timori legati a pratiche burocratiche e a sanzioni amministrative rischiano di rallentare i sopralluoghi, con un effetto diretto sulla tutela della popolazione in un’area già esposta al bradisismo. La situazione è stata sintetizzata dal capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, intervenuto in occasione dell’evento SkyTg24 Territori a Napoli.
Durante il confronto pubblico, Ciciliano ha spiegato che per effettuare una valutazione affidabile è indispensabile che i tecnici entrino nelle case e che i proprietari ne permettano l’accesso. Un ostacolo che nasce, secondo la sua ricostruzione, dalla paura di dover affrontare ripercussioni amministrative in caso di irregolarità edilizie pregresse. Si tratta, insomma, di una dinamica complessa: da una parte la necessità di interventi tecnici per mettere in sicurezza gli immobili, dall’altra l’esitazione di chi possiede le abitazioni di aprire le porte agli specialisti.
Spesso, infatti, si parte da una logica di difesa preventiva: abusi edilizi che potrebbero essere di lieve o maggiore entità spingono i proprietari a rinunciare al supporto dei periti. Il risultato è un rinvio che, in un contesto di rischio sismico e di attività vulcanica secondaria, aumenta l’incertezza sulle condizioni reali delle strutture abitative. La Protezione Civile ha evidenziato come questa dinamica possa compromettere la capacità di intervenire in tempo qualora emergessero criticità, ampliando così la necessità di un dialogo più fluido tra cittadini, tecnici e amministrazioni.
Nonostante le difficoltà, l’obiettivo primario rimane chiaro: garantire la sicurezza delle persone e valutare lo stato degli edifici dal punto di vista strutturale. «A noi interessa che i cittadini vivano in maniera sicura e che gli edifici vengano controllati dal punto di vista della sicurezza», ha ribadito Ciciliano, sottolineando la responsabilità condivisa tra pubblico e privato nel fronteggiare un fenomeno complesso come il bradisismo. L’appello è dunque quello di una maggiore consapevolezza da parte della popolazione: se la casa è effettivamente a rischio, occorre che i tecnici possano accedere per stabilire se rafforzare la struttura, cercare soluzioni alternative o, in casi estremi, prendere decisioni diverse per la sicurezza degli abitanti.
La cornice geografica resta cruciale: i Campi Flegrei e, in particolare, l’area di Pozzuoli, rappresentano un contesto in cui la dialogalità tra cittadini e istituzioni è decisiva per la prevenzione. La zona, già segnata dall’incertezza geofisica tipica di un’area vulcanologica attiva, richiede procedure chiare e tempi certi per i sopralluoghi. Gli episodi di resistenza all’accesso non vanno demonizzati: costituiscono piuttosto un segnale che invita le autorità a comunicare meglio le finalità delle ispezioni e le opportunità di supporto per chi scopre incongruenze nel proprio contesto abitativo.
In definitiva, la partita non riguarda singole responsabilità né colpe personali, bensì la capacità delle istituzioni di trasformare una necessità tecnica in una pratica di tutela reale. I controlli continueranno, ma la chiave resta la collaborazione: un cittadino informato e disponibile all’ispezione tecnica è la migliore garanzia per decidere, in tempi rapidi, se rafforzare una casa o se ricomporre scenari di sicurezza alternativi. Restano da definire tempi e modalità operative per l’ingresso dei periti, ma l’orientamento – come richiesto dall’emergenza bradisismica – è inequivocabile: protezione della pubblica incolumità prima di tutto.
