Caivano, notte di operazioni e una nuova geografia criminale che sembra emergere dal buio: il clan Angelino avrebbe spostato la sua rete di illeciti dal Parco Verde verso il Bronx di Caivano, un’area di recente definita come sede operativa di una parte del traffico e delle estorsioni. L’eco di questa mutazione è arrivata con un blitz dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, che ha portato all’esecuzione di 34 misure cautelari ordinate dal GIP di Napoli su richiesta della DDA partenopea. Come emerge dalla ricostruzione pubblicata, la difesa delle nuove basi logistiche sarebbe stata essenziale per mantenere il controllo nonostante sequestri e arresti nel passato recente. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, le indagini hanno evidenziato come la crescita dell’attività illecita sia passata da un centro storico ormai pressato al nuovo punto di riferimento, meno visibile agli occhi dell’opinione pubblica ma non per questo meno strutturato.
Le accuse che pesano sui destinatari includono associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti ed estorsioni. L’elenco degli arrestati racconta di una pluralità di profili, tra cui diverse donne, a testimonianza di una strutturazione contigua e capillare del gruppo. La dinamica accertata al momento della prima fase dell’indagine descrive una rete capace di orchestrare attività illecite nel nord di Napoli agganciandosi a canali di approvvigionamento consolidati con attori di spicco della criminalità organizzata, mantenendo in vita una logistica che va ben oltre i singoli episodi di violenza tipici della cronaca di strada.
Nella ricostruzione degli investigatori, nemmeno i sequestri portati a termine e l’arresto del presunto boss Antonio Angelino, detto Tibiuccio, hanno impedito al gruppo di continuare a muovere le fila dall’interno delle carceri. Angelino sta scontando una condanna a otto anni di carcere, ma le fonti investigative sostengono che continuasse a impartire direttive ai propri affiliati per consolidare la presenza nel territorio e assicurare la raccolta delle estorsioni. È questa la cornice di una lotta persa fino a una svolta definita all’alba, quando i Carabinieri hanno chiuso gli accessi al Bronx, confermando la persistenza di una rete articolata e in grado di resistere ai colpi della magistratura e dei reparti di polizia.
Il nuovo assetto delinquenziale, ancora al vaglio degli inquirenti, sembra dunque governato da una logica di riorganizzazione: dall’attenzione mediatica e dalle pressioni sin qui esercitate sul Parco Verde, si è spostata sull’area IACP, un “Bronx” di Caivano dove la droga avrebbe trovato depositi stabili e una rete di distribuzione capillare. L’indagine, che coinvolge molteplici livelli di responsabilità e una serie di figure strettamente collegate, continua a delineare una mappa di potere che resta in gran parte da definire. Restano da chiarire i contorni dei contatti tra Angelino e altre famiglie della criminalità organizzata e le modalità con cui la rete avrebbe mantenuto una redditività elevata nonostante i procedimenti in corso.
Quello che emerge, al di là delle singole incriminazioni, è la capacità delle organizzazioni criminali di adattarsi alle operazioni statali: spostare l’epicentro, riorganizzare le piazze di spaccio e ridisegnare i canali di approvvigionamento per non perdere terreno. L’esito definitivo delle misure cautelari e delle indagini sarà uno degli elementi chiave per comprendere se questa “seconda vita” del clan Angelino possa trasformarsi in un nuovo equilibrio di potere o se la pressione dello Stato continui a scardinare definitivamente i vecchi assetti.
In attesa di sviluppi, il quadro resta segnato da una cautela necessaria: accuse ancora da verificare in sede processuale, responsabilità da accertare e una dinamica criminale che, secondo le prime ricostruzioni, ha saputo mutare pelle pur restando fedelmente orientata agli interessi della cosca. Il lavoro degli investigatori proseguirà per mappare i contorni della rete e per fare luce sui eventuali intrecci con altre realtà criminali, con l’obiettivo di interromperne definitivamente la logistica e le correnti di guadagno illegale.
Secondo quanto riferito da cronachedellacampania.it, questa svolta delinquenziale resta al centro di un’attenzione investigativa che non ammette autocompiacimenti né facili conclusioni, ma che racconta una realtà in continuo mutamento nel territorio napoletano e casertano.
