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Cronaca

Caivano: emergono i flussi di denaro del clan Tibiuccio per tenere aperte le piazze di spaccio

Caivano: emergono i flussi di denaro del clan Tibiuccio per tenere aperte le piazze di spaccio

Caivano, nord di Napoli – Una rete criminale capace di muovere enormi flussi di denaro continua a emergere dalle pagine di un’indagine che ha setacciato l’area tra Parco Verde e il Bronx. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Lucia De Micco, il cuore economico della camorra caivanese avrebbe retto agli arresti e alle pressioni delle forze dell’ordine, grazie a una contabilità ferrea che prevedeva circa 25.000 euro versati mensilmente al capo del système, Antonio Angelino detto Tibiuccio, arrestato nel giugno 2023.

Lungo le circa 1.200 pagine dell’ordinanza, il blitz orchestrato dalla Dda di Napoli e dai Carabinieri disegna l’immagine di un cartello stabile, articolato in una gerarchia rigida e protetto da legami di sangue che ne assicurano la continuità anche in assenza di vertici. A descriverla in modo esplicito sono i verbali deipentiti, tra cui spiccano le narrazioni di Raffaele Bervicato, che forniscono una mappa del potere che ancora domina gran parte del territorio nord di Napoli. «Voglio precisare che il capo del sistema della droga era Raffaele Zambella, prima che venisse arrestato,» annota, offrendo una finestra su una gestione che, di volta in volta, ha spostato le responsabilità tra i membri della cerchia.

La ricostruzione lascia emergere una dinamica ben oliata: all’inizio, la gestione della droga in Caivano e nel Bronx era attribuita a Zambella, che versava ad Angelino tra i 20 e i 25 mila euro al mese per tenere aperte le piazze e il controllo sulle carte del traffico. Dopo l’arresto di Zambella, l’organizzazione avrebbe spostato le leve operative al cognato Pinuccio e ad Alessandro Maugeri, prima che anche quest’ultimo finisse nel mirino delle altre indagini. Affermazioni che, seppur riferite ai contenuti di intercettazioni e a quanto emergerebbe dalle indagini, mostrano una continua rimodulazione del centro di gravità; una macchina capace di resistere alle alternanze delle manette.

Nell’indagine, la scena del Bronx non è solo un luogo geografico, ma una vera e propria roccaforte operativa. Mariano Vaspollo, in alcune occasioni, descrive come la decisione di spostare le piazze dal Parco Verde al Bronx sia stata dettata dall’esigenza di sottrarsi all’attenzione delle forze dell’ordine in un periodo di intensificazione delle verifiche. The corridoio di potere non è disgiunto dalle tensioni interne: la nascita del cartello del Bronx è stata accompagnata da una frattura con Giugliano e dall’intervento di gruppi legati all’Alleanza di Secondigliano per assicurare la sussistenza degli affiliati detenuti. È in questo contesto che Ciccarelli Giovanni avrebbe chiesto il ritorno immediato delle piazze al Parco Verde, una richiesta che, se respinta, avrebbe aperto scenari di destabilizzazione e minaccia di escalation violenta.

La gestione operativa della rete è descritta come un modello di comando militare: sotto la reggenza di Roberto Alfio Maugeri, la struttura criminale avrebbe continuato a reperire le risorse necessarie per mantenere in carcere il boss Angelino e per imporre il monopolio sul traffico di stupefacenti. La massa di denaro e la vigilanza coercitiva hanno alimentato una dinamica di estorsioni, pestaggi e controllo del territorio che, stando alle ricostruzioni, ha imposto un quadro di terrore su Caivano e zone contigue.

Secondo quanto emerso, la verosimile continuità dell’organizzazione è stata confermata dalla Dda di Napoli, che continua a monitore gli sviluppi delle indagini. Restano ancora elementi da chiarire: le precise catene di comando, i rapporti con altre realtà campane e le responsabilità individuali nei singoli episodi di violenza. Gli investigatori restano al lavoro per definire ruoli e responsabilità, mantenendo la cautela tipica delle fasi preliminari.

Secondo le informazioni disponibili e riportate da www.cronachedellacampania.it, la ricostruzione della dinamica economico-criminale di Caivano si cristallizza in una rete che ha saputo adattarsi alle circostanze delinquenziali, mantenendo il controllo nonostante arresti e indagini in corso. L’esame delle dichiarazioni dei pentiti continua a restituire una geografia del crimine che, seppur frammentata in singole tessere, restituisce un volto unitario della stessa organizzazione.

Qual è dunque il prossimo passo? Le indagini della Dda proseguono per accertare ruoli e responsabilità, verificare la consistenza delle rivelazioni e definire se altri assetti siano stati attivati in parallelo. La comunità osserva, non per morbosità, ma per comprendere fino a che punto una rete sia riuscita a imporre la propria legge su quartieri popolari e piazze di spaccio, nonostante la pressione delle autorità.

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