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Barra, retata anti-droga tra le Case Gialle: tre arresti che smantellano il fortino della droga

Barra, retata anti-droga tra le Case Gialle: tre arresti che smantellano il fortino della droga

Barra, una dinastia della droga tra le Case Gialle: l’operazione che ha chiuso l’Isolato B2

Nel cuore dei Quartieri Spagnoli della periferia est di Napoli, l’Isolato B2 delle Case Gialle di via Mastellone funzionava come una vera e propria linea di imbocco della cocaina e del crack. Un sistema organizzato, operativo sette giorni su sette, capace di trasformare un angolo di Barra in una piazza di spaccio al dettaglio gestita con metodo industriale. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’attività era sorvegliata da mesi dalla Squadra investigativa del commissariato San Giovanni-Barra, che ha raccolto prove decisive con pedinamenti, microspie e video.

L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Valentina Giovanniello ha ora chiuso parte del cerchio investigativo, restringendo i movimenti all’interno di un intreccio familiare ben radicato sul territorio. Tra le persone finite ai domiciliari figura Ferdinando Liccardi, 52 anni, ritenuto il luogotenente operativo di un nipote ritenuto a capo della rete. L’ipotesi accusatoria parla di associazione per delinquere finalizzata al traffico continuato di sostanze stupefacenti, con decine di episodi di cessione riconducibili a un circuito ben oliato di Canale D2 e canali dinamici, che aggiravano le restrizioni ordinando consegne rapide ai consumatori.

La dinamica che emerge dalla ricostruzione è quella di una genealogia criminale che arricchisce la mappa della criminalità napoletana est. Salvatore Ambrosanio, 33 anni, noto ai vicoli come “’o nonnetto”, è stato arrestato in carcere insieme allo zio materno Ferdinando Liccardi. Ambrosanio è figlio di Gennaro Ambrosanio, figura di spicco del clan Aprea, condannato per fatti di sangue che hanno segnato la storia della criminalità nell’area. Accanto a loro, ai domiciliari è finito Antonio De Rosa, 35 anni, zio di Francesco Pio Valda, concorrente in vicende giudiziarie legate a un omicidio avvenuto agli Chalet di Mergellina. Tre indagati per i quali la Procura ha chiesto misure, ma ai quali il Tribunale del Riesame ha negato il provvedimento cautelare: restano liberi Filippo Ciscognetti, 47 anni, Cosimo Loffredo, 28 anni, e Francesco Argentato, 30 anni.

La ricostruzione documentale parla di due modelli operativi: un canale statico, con clienti che salgono per entrare direttamente nel covo, e uno dinamico, fissato per appuntamenti in strada lungo via Mastellone. Il ritmo della droga era scandito da turni precisi: Liccardi, di 52 anni, gestiva la fascia diurna, mentre, al calare della sera, i pusher ausiliari garantivano una copertura 24 ore su 24. Le intercettazioni hanno delineato un lessico di codice: richieste esplicite dove crack e cocaina venivano catalogate come “fornitura” o “maglietta” riferendosi a tipologie e volumi.

Una confessione emersa dagli atti ha aggiunto una cornice umana al quadro: il 14 febbraio 2025 Liccardi descriveva la propria quotidianità a un interlocutore, dicendo: «Sto dando una mano a mio nipote. Vendo la cocaina!». E poco dopo, una serie di scambi captati tra Ambrosanio e il familiare hanno rivelato una preoccupazione per il calo delle vendite: «Oggi la vedo un po’ lenta», seguito dal tentativo di tranquillizzare il socio con una rassicurazione pragmatica: «Non ti preoccupare, è presto… oggi si risolleva la sera… lo sai il sabato si svegliano tardi».

Il lavoro degli inquirenti non si è fermato agli interrogatori: è stata piazzata una telecamera ad alta definizione all’ingresso dell’immobile, e settimane di immagazzinamento di frame hanno documentato centinaia di passaggi, scambi di banconote e la fisionomia dei clienti abituali. Il materiale raccolto ha alimentato un solido impianto indiziario, fondato su registrazioni ambientali, intercettazioni e riscontri visivi.

Il fascicolo, ora al vaglio del Tribunale del Riesame, vede contrapposti gli avvocati penalisti Onofrio Annunziata e Salvatore Operetto ai rappresentanti della difesa delle parti indagate. L’accusa resta gravissima e precisa: associazione per delinquere finalizzata al traffico continuato di sostanze stupefacenti, con episodi di cessione numerosi e propaggini transazionali che hanno intrecciato vite e quartieri.

L’eco giudiziaria arriva in un contesto di Napoli Est, dove la cronaca nera ha spesso intrecciato indagini e dinamiche familiari. La licenza di custodia cautelare non arresta, al momento, la possibilità di ulteriori sviluppi: gli investigatori continuano a verificare elementi utili a definire l’esatta estensione della rete e a chiarire eventuali responsabilità. Restano, inoltre, da accertare i ruoli di chi resta libero, e se nuove misure verranno richieste nei confronti di altri indagati in fronte all’inchiesta.

Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’ordinanza descrive un sistema che mirava a garantire continuità di approvvigionamento e controllo della clientela, mettendo al centro un gruppo familiare che ha intrecciato legami affettivi e affari illeciti, in una cornice di violenza mascherata da routine quotidiana. Le indagini proseguono per chiarire ogni dettaglio e definire, con rigore, ruoli e responsabilità all’interno di questo intreccio criminale.

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