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Dal Maradona a via Toledo: Napoli si mobiliti per Zaporizhzhia

Di fronte alle immagini di Zaporizhzhia — droni russi, un morto e sei feriti — Napoli ha gli strumenti e la responsabilità morale per organizzare aiuti concreti. Serve un coordinamento immediato tra Comune, Prefettura, club sportivi e associazioni.

Di Nina Chirico19 Agosto 2026 - 10:101 minuto fa 2 min di lettura
Dal Maradona a via Toledo: Napoli si mobiliti per Zaporizhzhia

Quando le immagini di Zaporizhzhia arrivano in tv — droni russi, un morto e sei feriti — Napoli non può restare spettatrice. Non perché la città debba eclissare la politica estera, ma perché qui la solidarietà non è un gesto occasionale: è pratica sociale, organizzata e spesso nata nei luoghi dello sport e dell’associazionismo.

Il richiamo va ai centri decisionali locali: Comune, Prefettura e Questura hanno la responsabilità di creare canali sicuri per iniziative di aiuto, autorizzando punti di raccolta, facilitando il lavoro delle ong e mettendo a disposizione strutture pubbliche per la logistica. La Prefettura, in particolare, può svolgere un ruolo cruciale nel coordinare permessi e corridoi umanitari, evitando che la buona volontà si infranga contro ostacoli amministrativi evitabili.

Ma Napoli non è fatta solo di istituzioni. I tifosi del capoluogo, le società sportive e le palestre dei quartieri possono trasformare la passione in risorse: una partita di beneficenza allo Stadio Diego Armando Maradona, giornate per la raccolta di farmaci e generi di prima necessità nei circoli, o campagne di sensibilizzazione dalle curve ai mercatini rionali. Lo sport qui aggrega, mette in rete e sa muovere volontari; è il mezzo ideale per raccogliere fondi e allertare la cittadinanza senza creare panico.

Gli ospedali e l’ASL metropolitana di Napoli possono valutare la possibilità di contribuire con programmi di supporto medico, telemedicina o invio di materiale sanitario, coordinandosi con le strutture internazionali che operano in Ucraina. Anche il porto di Napoli, le associazioni di operatori logistici e le cooperative sociali devono essere chiamati a immaginare corridoi sicuri per il trasporto di beni umanitari: la città ha un vantaggio strategico che va sfruttato responsabilmente.

Infine, la società civile — parrocchie, centri giovanili, sindacati e realtà di accoglienza — è la cassa di risonanza che può dare continuità all’iniziativa. Non servono gesti simbolici ma reti stabili: punti di raccolta chiari, procedure trasparenti, rendicontazione pubblica dei fondi raccolti. È il modo migliore per rispettare la dignità delle vittime e la fiducia dei donatori.

Napoli conosce la fatica dell’aiuto concreto: sappiamo mettere insieme volontà, struttura e cuore. Ora serve il passo in più: far dialogare istituzioni e mondo sportivo per dare un contributo organizzato a chi, a migliaia di chilometri, vive l’orrore di un attacco. Non è un atto eroico, è quello che una città con radici forti e una rete sociale consolidata sa fare ogni volta che qualcuno chiama.