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Dopo l’omicidio dell’anziana a Napoli, serve un piano regionale per proteggere gli over 65

Il delitto di una donna anziana, con la posizione del marito al vaglio degli inquirenti, riapre il tema della sicurezza e dell’assistenza agli over 65 a Napoli. Serve un piano operativo regionale che unisca reti di vicinato, servizi sociali attivi e sorveglianza mirata.

Di Nina Chirico18 Agosto 2026 - 20:251 minuto fa 2 min di lettura
Dopo l’omicidio dell’anziana a Napoli, serve un piano regionale per proteggere gli over 65

Il delitto dell’anziana a Napoli riapre il capitolo della tutela degli over 65: la posizione del marito è al vaglio degli inquirenti, mentre cresce l’urgenza di misure preventive e di protezione reale per chi vive da solo o è fragile.

Non si tratta solo di cronaca nera ma di una vulnerabilità diffusa che chiede risposte pratiche. In concreto, un piano regionale dovrebbe promuovere e finanziare reti di vicinato formalizzate, con coordinatori comunali e riferimenti certi per le segnalazioni, e potenziare la teleassistenza domiciliare offrendo dispositivi di allarme, braccialetti GPS e linee telefoniche dedicate attive 24 ore su 24. Queste misure devono essere accompagnate da interventi di assistenza sociale domiciliare rafforzata: visite programmate degli operatori, monitoraggi sanitari e interventi economici per chi è in grave condizione di povertà.

Dal punto di vista amministrativo, la Regione Campania può adottare subito alcuni passi praticabili: emanare una direttiva che obblighi i Comuni a istituire un registro comunale delle persone fragili, prevedendo tutele sulla privacy e protocolli condivisi con le Asl; stanziare fondi straordinari per unità mobili socio-sanitarie; creare una Cabina di regia regionale che includa Prefettura, Questura, Comuni, Asl e terzo settore per coordinare interventi e scambio di informazioni nel rispetto delle norme. Formazione obbligatoria e modulare per forze dell’ordine e operatori sociali su segnali di fragilità e valutazione del rischio deve accompagnare il piano.

Per la città di Napoli la strategia va declinata per micro-aree: centro storico, quartieri colpiti da isolamento sociale come Vomero o Pianura e le periferie con alta presenza di anziani soli richiedono progetti pilota di «unità mobili della fragilità», pattugliamenti rafforzati nelle fasce orarie critiche e sportelli territoriali che mettano in rete vicinato, medici di base e servizi sociali. La sorveglianza mirata può prevedere telecamere pubbliche solo là dove il quadro normativo lo consente e sempre per fini investigativi o di sicurezza pubblica, evitando stigmatizzazione dei territori.

Gli ostacoli non mancano: risorse limitate, vincoli privacy, reticenza di alcuni anziani verso dispositivi tecnologici e il rischio di iniziative frammentate. Ecco perché serve che la Regione detti tempi certi, risorse e criteri chiari, finanziando progetti triennali con valutazione intermedia. Davanti a un episodio che ha scosso la città, la risposta non può essere affidata al caso: proteggere chi è più fragile è un compito pubblico che richiede strumenti concreti, coordinamento e rapidità d’intervento.