Il Granatello di Portici, mostrato come set al Lido di Venezia, può diventare la mossa che trasforma un angolo vesuviano in meta culturale e turistica stabile.
La comparsa sulla vetrina della Mostra porta con sé visibilità nazionale e attente telecamere: è un biglietto da visita che però resta sterile se non accompagnato da scelte pratiche. Per il territorio significa ora muoversi su più fronti, con un lavoro di sincronizzazione tra Comune, operatori turistici, associazioni culturali e i custodi del paesaggio urbano e ambientale.
Innanzitutto serve rendere fruibile il sito: segnaletica coerente, orari chiari per visite e riprese, punti di sosta e servizi per piccoli gruppi e famiglie. Poi occorre mettere in campo un calendario — visite guidate tematiche, giornate “open set”, laboratori per le scuole e appuntamenti serali legati al cinema — che mantenga l’interesse oltre i giorni immediatamente successivi alla Mostra. Senza programmazione, l’effetto vetrina rischia di essere solo un lampo mediatico.
Lavorare sull’offerta significa anche integrare il Granatello in pacchetti più ampi: collegamenti con Napoli, navette occasionali dal centro e proposte che uniscano il set a ristorazione, artigianato e musealità locale possono tradurre la curiosità in pernottamenti e consumi. È qui che la collaborazione tra amministrazione comunale, imprese e realtà culturali diventa utile: promozione, regolamentazione degli accessi e incentivi mirati possono facilitare un circuito virtuoso, rispettoso del luogo e delle norme ambientali.
Infine, la leva più sottovalutata è la narrazione. Il racconto del luogo come set — storie delle riprese, dei mestieri del cinema, dei personaggi legati al territorio — può creare un’identità riconoscibile e vendibile. La Mostra ha acceso i riflettori: adesso tocca a chi vive Portici e ai suoi amministratori trasformare quell’eco in visite ripetute, posti di lavoro e una promessa culturale mantenuta. Il rischio è che la fama resti confinata ai titoli di cronaca; l’opportunità è farla diventare un patrimonio condiviso per l’area vesuviana.
