Dietro i tubi del gas, in uno degli stabili popolari del Rione Sanità, la polizia ha trovato un deposito di cocaina: un ritrovamento che le forze dell’ordine collegano al clan Sequino‑Savarese e che per gli investigatori segna una fase di stoccaggio e distribuzione nel quartiere.
La scoperta è avvenuta durante controlli mirati nel centro storico: la sostanza era occultata in cavità ricavate dietro le condutture esterne, una tecnica che mette insieme la banalità dell’oggetto — i tubi del gas — e la necessità di non farsi notare in una zona densamente abitata. Per gli inquirenti si tratta di un segnale che il traffico locale sta privilegiando nascondigli “di prossimità”, pensati per rifornire singole piazze di spaccio senza passare da depositi visibili.
Le forze dell’ordine, che collegano direttamente il ritrovamento al clan Sequino‑Savarese, hanno avviato accertamenti per ricostruire la catena logistica: da chi curava lo stoccaggio alla rete di pusher operativi nel Rione Sanità e nelle aree limitrofe. Le indagini sono in corso e sono coordinate dalla Procura di Napoli; gli investigatori mantengono riserbo sulle quantità sequestrate e sulle persone eventualmente coinvolte, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Il significato pratico dell’episodio è doppio. Da un lato conferma che le organizzazioni criminali del capoluogo cercano sempre più soluzioni che sfruttano l’intreccio di spazi condominiali, crepe urbane e infrastrutture a basso profilo per ridurre il rischio di intercettazione. Dall’altro riaccende la preoccupazione tra i residenti: il Rione Sanità, da tempo sotto osservazione per dinamiche di illegalità e di contrasto sociale, vede così riaffermarsi il tema del controllo del territorio.
Alle reazioni istituzionali formali si aggiunge la richiesta di più presenza sul territorio da parte di chi vive il quartiere: dalle riunioni di condominio alle segnalazioni in Questura, passa la volontà di restituire agli spazi comuni la loro funzione civile. Sul fronte delle forze dell’ordine, l’episodio sarà utile per rimodulare tecniche investigative e operazioni di polizia giudiziaria, puntando su controlli mirati e sulla collaborazione con enti locali per proteggere infrastrutture sensibili e impedire che il tessuto urbano diventi magazzino della droga.
