A Napoli, dove i campetti e le società giovanili sono anche sale da cinema improvvisate, una nuova inchiesta invita a verificare se materiale audiovisivo per l’infanzia circoli con legami a reti sanzionate dall’Ucraina.
Il punto non è il cartoon in sé: i bimbi guardano Masha, Topo Gigio o qualunque altra serie per tregua e sorrisi tra un allenamento e l’altro. Il punto è la catena di approvvigionamento dei contenuti. Recenti provvedimenti internazionali hanno indicato che alcune produzioni, o soggetti a esse collegati, sono finiti sotto sanzione. Questo qui a Napoli si traduce in una domanda pratica: quale materiale arriva nei pullman delle squadre giovanili, nei doposcuola sportivi e nei gruppi WhatsApp dei genitori?
Dal minisoccer allo minibasket, gli spazi dove i ragazzi passano tempo insieme sono spesso gestiti da volontari e piccoli sodalizi con risorse limitate. Si usano chiavette USB, DVD donati, playlist scaricate da internet, o servizi streaming con profili condivisi. Questi vettori non sono controllati come i palinsesti televisivi: può succedere che un contenuto circoli senza informazioni chiare su produttore, distributore o diritti. È su questo vuoto che una verifica giornalistica e istituzionale può fare la differenza.
La proposta è semplice e pratica: le società sportive cittadine, il Comune, la Prefettura e le forze dell’ordine dovrebbero avviare un inventario volontario dei materiali audiovisivi usati nelle attività per minori. Chiedere la documentazione di acquisto o licenza, etichettare le fonti, evitare l’uso di supporti non tracciati e segnalare ai canali competenti ogni dubbio. La prefettura, in raccordo con il CONI regionale e le federazioni, può offrire linee guida e uno sportello per verifiche rapide senza creare allarmi ingiustificati.
È fondamentale muoversi con equilibrio: tutelare la sicurezza informativa e culturale dei bambini senza stigmatizzare famiglie o territori. Le periferie e i quartieri con meno risorse — dove le donazioni di materiali sono spesso essenziali — meritano accompagnamento e risorse piuttosto che sospetto automatico. Un controllo trasparente riduce rischi e rafforza la fiducia nella comunità sportiva che è, anche a Napoli, il primo luogo di socializzazione per tanti ragazzi.
Lo diciamo come tifosi: quando lasci tuo figlio al campo vuoi che torni con la maglietta sudata e il sorriso, non con dubbi su cosa abbia visto. La verifica proposta non è un atto punitivo, ma un’azione di buon senso che le istituzioni locali possono attivare da subito. Questa redazione seguirà la disponibilità dei club e degli enti a fare chiarezza e racconterà i passi concreti che verranno presi sul territorio.