Home Campania «La mia passione è il bello»: Padricelli porta…
Campania

«La mia passione è il bello»: Padricelli porta i Musei del Vomero a misurarsi con la città

Almerinda Padricelli, da poco alla direzione dei Musei del Vomero, racconta la sua idea di museo come luogo vivo e condiviso: priorità a fruizione, partecipazione e collaborazione con scuole e associazioni del quartiere.

Di Nina Chirico21 Agosto 2026 - 10:0810 ore fa 2 min di lettura
«La mia passione è il bello»: Padricelli porta i Musei del Vomero a misurarsi con la città

Almerinda Padricelli ha assunto la direzione dei Musei del Vomero con un obiettivo pronunciato e semplice: «La mia passione è il bello». Nel profilo che ci ha concesso, la direttrice spiega come questa passione intenda diventare la leva per riportare i musei al centro della vita culturale e sociale del quartiere.

La linea che Padricelli descrive è meno accademica e più pratica: mettere al centro la fruizione, trasformare sale e collezioni in luoghi accessibili e riconoscibili dalla cittadinanza. Piuttosto che limitarsi a una programmazione verticale di mostre, la direttrice parla di un progetto curatoriale che punta a integrare attività per le scuole, modalità di visita partecipata e una rete di collaborazione con associazioni locali. Non sono annunci di tagli di nastro, ma indicazioni di metodo: più servizi, orari studiati anche per i lavoratori e formule di accesso che favoriscano la partecipazione del quartiere.

Il Vomero è un territorio con una forte identità urbana: vie affollate, piazze vive, una domanda di spazio culturale che spesso si disperde tra offerte private e istituzionali. Padricelli propone di ricondurre sotto un unico progetto i diversi poli museali presenti nel quartiere, per crearne un sistema riconoscibile che accompagni il visitatore dal portale del museo fino alla pavimentazione della curva di Capodimonte, passando per le piazze e le botteghe. Per farlo, dice, servirà dialogare con il Comune, con le scuole e con le associazioni — un lavoro di rete, non di autoreferenzialità.

Dal profilo che emerge, la direttrice fa della trasformazione della «visita» un elemento chiave: percorsi più narrativi, didattica rivolta a fasce diverse di pubblico, e un uso sapiente degli spazi per iniziative serali e programmazioni tematiche che attirino i residenti oltre il classico target turistico. Non abbiamo ricevuto calendari precisi, ma la strategia è delineata: curatela come servizio pubblico, non solo come catalogo di oggetti esposti.

Il vero banco di prova sarà nella capacità dei Musei del Vomero di farsi riconoscere come punto di riferimento quotidiano per il quartiere: non solo contenitori di opere, ma piazze al coperto dove si incontrano saperi, scuole e comunità. Se la passione annunciata da Padricelli saprà tradursi in pratiche condivise e in aperture misurate sulle esigenze di Napoli e del Vomero, allora il progetto potrà davvero restituire centralità a quei luoghi e dialogare con la città in modo duraturo.