Editoriale
Sotto il pallone: il lato oscuro dello sport napoletano
Non ci vogliamo credere, eppure ci risiamo. Napoli, la città che vive di passione per il calcio e di sorrisi, è di nuovo coinvolta in un incubo. Un ex allenatore di una scuola calcio è stato arrestato per abusi sessuali su minori. La notizia è un pugno nello stomaco, una macchia che ci ricorda che anche nel mondo dello sport può esserci un lato oscuro.
Chiudere gli occhi è più facile, ma le vittime? Quanti ragazzi hanno contato su quest’uomo per realizzare i loro sogni calcistici, mentre dietro le quinte si consumava un dramma? La cronaca nera continua a far capolino in una delle città più belle d’Italia, offuscando la luce di un sogno. Sì, il sogno del pallone che rimbalza e dei tifosi che cantano, ma ci sembra sempre più difficile dimenticare la realtà.
“La fiducia è andata persa”, dice un genitore intervistato, e ha ragione. L’amore per il calcio dovrebbe essere una storia di passione e crescita, non di paura e abusi. Siamo stanchi di doverci confrontare con questi orrori, soprattutto proprio nel cuore di una città che si batte per il riscatto sociale.
Quindi, cosa fare? Serve una riflessione collettiva. Il calcio non è solo un gioco, è parte della nostra identità. Ma è anche un terreno dove bisogna garantire la sicurezza di chi lo pratica. La polemica è aperta: basta con i silenzi! I genitori devono essere vigili, le scuole calcio devono fare controlli più severi, e le istituzioni devono intervenire per proteggere i più deboli. Siamo pronti a rimanere in silenzio, o faremo sentire la nostra voce? È ora di agire, non possiamo permettere che questo succeda di nuovo. Cosa ne pensate? Come possiamo farci sentire?
