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Scandalo Napoli: «Pizzaiolo non è professione», Pepe riaccende la battaglia
“Il pizzaiolo non esiste come professione”. A Napoli, cuore pulsante della pizza mondiale, Franco Pepe rompe il silenzio e accende la miccia.
Il maestro di Caiazzo, tempio della vera margherita, non ci sta più. Oggi, in un intervento che sta infiammando i social e i forni di tutta la città, Pepe ha lanciato l’ennesimo appello. Basta con l’assurdo: la pizza è patrimonio Unesco, simbolo d’Italia esportato ovunque, ma chi la fa non ha un percorso formativo ufficiale negli istituti alberghieri.
Immaginate: ragazzi appassionati che sognano il banco, ma senza un titolo riconosciuto. Pepe, dal suo regno in via Carlo III, parla chiaro. “Oggi ci conoscono in tutto il mondo, ma qui da noi è come se fossimo invisibili. Vogliamo un corso specifico, una qualifica che dia dignità al nostro mestiere”, dice con voce ferma il pizzaiolo stellato.
La battaglia non è nuova. Napoli freme: dai vicoli di Spaccanapoli ai laboratori di Fuorigrotta, tutti ne parlano. Ma stavolta Pepe alza la posta. Coinvolge scuole, associazioni, persino il Ministero. L’urgenza è palpabile nelle strade affollate, dove l’odore di impasto lievitato mescola orgoglio e frustrazione.
Testimoni oculari, come un giovane apprendista del Rione Sanità, confermano: “Franco ha ragione. Io imparo sul campo, ma senza un diploma che vale zero agli occhi del sistema”. La folla annuisce, i like fioccano online.
E ora? Istituti alberghieri di Napoli e Caserta si muoveranno? O la pizza resterà orfana di una professione vera? La città trattiene il fiato.
