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Sarno nel fango, grido da Napoli: «A muntagna è caduta» di Nino D’Angelo
Sarno trema ancora al ricordo della frana del ’98. Oggi Nino D’Angelo riceve la cittadinanza onoraria proprio qui, per «’A muntagna è caduta», la canzone che ha dato voce al lutto di un’intera comunità.
Pioveva senza sosta da tre giorni, il 5 maggio 1998. La montagna cedette, inghiottendo quartieri di Sarno, Quindici, Bracigliano e Siano. Fango e detriti seppellirono case, sogni, vite. Centinaia di famiglie distrutte in un attimo.
Nino D’Angelo, nato a Napoli ma cuore campano, sentì il peso di quella ferita. Amici e fan sparsi in queste terre salernitane. Scrisse il brano a caldo, nei giorni del caos. Non per fama. Per amore.
Uscì nell’album Stella ‘e matina, un disco intriso di quel dolore. «Quella tragedia mi colpì l’anima e il cuore», ha raccontato l’artista più volte. Parole che oggi riecheggiano nel palazzo comunale.
Il sindaco Francesco Squillante gli ha conferito l’onorificenza nell’anniversario della strage. «Nino ha fatto ciò che pochi artisti osano: trasformare il nostro pianto in un inno eterno», ha detto il primo cittadino davanti a una folla commossa.
Il testo brucia come la pioggia che torna. «Facce stanche ’e vita assaie vissute… Aspettanno a Dio e nun è venuto». Parla dei sopravvissuti, curvi nelle panni. Dei soccorritori, formiche sotto il cielo, che scavano a mani nude.
«So’ furmiche sott’o cielo tutte ’nzieme… Hanno ’ntiso ’o core ’e nu’ guaglione sott’a terra». Quel ragazzo estratto vivo, un miracolo tra macerie. Il ritornello martella: «’A muntagna è caduta… E ’st’acqua c’affonn’int’a terra».
Rabbia contro il destino. «Tiempo, tiempo, tie’… addò stiv’addò si’ juto?». Nessun colpevole umano. Solo domande che aleggiano.
Da allora, la canzone è l’inno di Sarno. Nino l’ha cantata qui, in concerti lacrimosi. La gente urla le parole, piange i nomi. Tiene viva la memoria, contro l’oblio.
Oggi, stretta tra le colline che minacciano ancora, Sarno onora il suo poeta. Ma la pioggia minaccia di nuovo. Quante lezioni dimenticate? E se la montagna parlasse ancora?
