Editoriale
Napoli, tradito dal filatore: la trappola mortale dei clan per Musella
Napoli brucia ancora. Antonio Musella, 51 anni, ‘o muccuso del Rione Pazzigno, è stato crivellato di colpi nel suo furgone a Ponticelli. Tradito da un filo invisibile.
Lo hanno pedinato per ore. Aspettato al varco in via Cupa Vicinale Pepe, nel Lotto 6. Cinque proiettili sparati a bruciapelo. Organi vitali centrati. Morte sul colpo, o quasi.
La Squadra Mobile di Napoli stringe la morsa sul traditore. Un filatore vicino alla vittima. Qualcuno che ha passato orari e posizioni ai killer. “Stiamo analizzando ogni contatto, telefonate e social. Non ci sfugge nulla”, dice un investigatore della Mobile, la voce tagliente.
Musella postava su TikTok pochi giorni fa. In auto col figlio, neomelodica in sottofondo. “Buona domenica” sullo schermo. Un pezzo di vita da quartiere. Ora quel video è una pista d’oro per gli inquirenti.
Il movente? La guerra di Napoli Est. Ponticelli in ebollizione. Musella, legato alle Pazzignane e a Luisa De Stefano, ex boss pentita, aveva virato sui De Luca Bossa. Passo fatale. I Bodo, clan De Micco, non perdonano. Piazze di spaccio in palio. Sangue per il controllo.
Mezzanotte passata. Colpi secchi squarciano la notte. Agenti di Ponticelli sul posto in un lampo. Musella agonizzante nel furgone. 118 in codice rosso. Ospedale del Mare. Medici lottano, ma è finita.
Traffico telefonico setacciato. Messaggi social passati al vaglio. Chi ha venduto Musella? Un amico? Un parente? O solo un filo pagato?
Napoli Est trattiene il fiato. La prossima mossa dei clan? E se il traditore parla? La città aspetta, con il cuore in gola.
