Editoriale
Garlasco, tensione alle stelle: pm blindano traccia 33 con consulenza
La traccia 33 sul muro della villetta di Garlasco. Quella che i pm di Pavia vedono come la chiave per inchiodare Andrea Sempio al delitto di Chiara Poggi. Ma una perizia fresca di deposito dice: non regge, almeno in Italia.
Depositata il 4 marzo, la nota tecnica dei consulenti della Procura smonta le certezze. La traccia, repertata sul muro destro della scala in via Pascoli, ha solo 15 minuzie. In Italia ne servono almeno 16-17 per attribuirla con certezza a Sempio, secondo la Cassazione.
All’estero? Un altro discorso. “In Svizzera, Gran Bretagna, Stati Uniti o Canada lo standard si abbassa notevolmente”, scrivono il tenente colonnello Gianpaolo Iuliano del Ris di Messina e il dattiloscopista Nicola Caprioli. Lì basterebbe per puntare il dito sul 38enne.
La perizia risponde punto per punto alle obiezioni della difesa di Sempio e della famiglia Poggi. Sono 169 pagine di foto, analisi e controargomenti. I consulenti pm insistono: il numero di minuzie non è tutto. Conta il contesto scientifico, non solo la regola giudiziaria italiana.
La difesa non molla. “Pensiamo che siano state interpretate come minuzie alcune pieghette cutanee e che dimostrerebbero invece che Sempio non c’entra nulla”, tuona Dario Redaelli, ex agente della Scientifica e consulente dei Poggi. Parla di errori: minuzie assenti nell’impronta di Sempio che mancano anche sulla traccia, trattata nel 2007 con ninidrina e test per il sangue, risultati negativi.
Iuliano e Caprioli ribattono. Dicono che esprimere un giudizio sull’identificazione è un “dovere etico”, prescindendo dalle soglie italiane. Sarà il processo a decidere, in contraddittorio.
In Italia dividevano le impronte in “utili” e “non utili”. Oggi i laboratori europei, 49 in totale, guardano oltre il conteggio. Nove solo da noi, tra Carabinieri e Polizia.
La traccia 33 resta appesa a un filo. Basterà per il dibattimento? O salterà tutto, riaprendo il caso Chiara Poggi? I reader aspettano.
