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Emergenza estorsioni: l’inquietante asse Sarno-Scafati dietro i fucili di Zagabria
Salerno – Un colpo che risuona come un thunderclap nel cuore dell’Agro nocerino-sarnese. Questa mattina, l’alba non ha portato solo il sorgere del sole, ma anche una vasta operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno che scuote le fondamenta del malaffare. 23 misure cautelari: 19 arresti in carcere e 4 ai domiciliari. Un segnale chiaro che mostra il cambio di passo delle mafie locali.
Le città di Sarno e Scafati, storicamente punti nevralgici per il traffico di droga e le estorsioni, si rivelano essenziali in una rete che si estende oltre i confini. Secondo il Gip del Tribunale di Salerno, dott.ssa Annamaria Ferraiolo, un boss in cella ha continuato a dirigere il traffico d’armi con Zagabria, orchestrando un gioco di potere degno di un film.
“Non possiamo tollerare che chi è dietro le sbarre continui a gestire affari illeciti,” afferma un portavoce delle forze dell’ordine. Eppure, grazie a un cellulare introdotto illegalmente, il capo del sodalizio impartiva ordini per estorcere denaro e minacciare chi provava a ribellarsi. La sua sindrome da controllo è giunta a livelli inimmaginabili.
E non finisce qui. Dietro le sbarre di un penitenziario, un detenuto è stato brutalmente aggredito su iniziativa degli affiliati per obbligarlo a fare spazio al boss nella sua cella. Una coabitazione che evidenzia la rigidità del potere mafioso, ben oltre la logica della solidarietà carceraria.
Il gruppo non si limita alla violenza. Il costo delle estorsioni alimentava non solo il lusso dei capi, ma anche il sostentamento per chi si trovava in carcere e le loro famiglie, un modo infallibile per mantenere alta la lealtà.
A rendere tutto ancora più inquietante è l’assalto informatico ai portali del Ministero dell’Interno. Un’operazione di truffa su larga scala ha permesso di inviare oltre 1.000 richieste per nulla osta lavorativi e ricongiungimenti familiari. “Vediamo come il crimine si adatta e si evolve,” spiegano gli inquirenti.
Ma ciò che fa davvero drizzare i capelli è l’arsenale militare. Armi come gli AK-47, da sempre simbolo di una violenza sfrontata, sono state acquistate in Croazia. Il 24 aprile, l’intercettazione di un’auto a Gorizia ha rivelato un carico letale diretto verso Sarno. “Le mafie non conoscono confini,” afferma un investigatore.
E mentre le manette scattano in Campania, in Croazia la rete si chiude attorno al fornitore delle armi, testimoniando che il malaffare è una realtà senza frontiere. A cosa assisteremo nei prossimi giorni? Chi ancora nella clandestinità è pronto a fare il passo falso? La città di Napoli e i suoi dintorni sono avvisati: il conflitto contro il malaffare si intensifica, e i cittadini hanno un ruolo cruciale nel combatterlo.
