Editoriale
Domenico Caliendo, la verità sull’interrogatorio di Oppido: il clampaggio choc prima del dramma
Guido Oppido, il noto cardiochirurgo di Napoli, è stato ascoltato oggi per quasi tre ore. L’interrogatorio, parte dell’inchiesta sul trapianto di cuore del piccolo Domenico Caliendo, ha messo in luce nodi intricati e oscure ombre su un caso che ha già scosso la città. “Il dottore ha risposto a tutte le domande, fornendo una versione coerente e mai modificata,” hanno dichiarato i suoi legali, Vittorio Manes e Alfredo Sorge, al termine dell’audizione.
Al centro del dibattito, i delicati tempi dell’espianto. Uno snodo cruciale: il momento del clampaggio aortico. Questo passaggio, secondo l’accusa di falso in cartella clinica, potrebbe dimostrare irregolarità durante l’intervento. I difensori di Oppido sostengono che vi sia stato un “mutamento dell’accusa”, evidenziando che i consulenti del pubblico ministero avrebbero confermato come il clampaggio non possa essere avvenuto prima delle 14.24, solo dieci minuti prima dell’espianto registrato alle 14.34.
Ma le incongruenze persistono, attirando l’attenzione assidua degli inquirenti. Le discrepanze tra quanto riportato nella cartella CEC, compilata dalla perfusionista, e il referto operatorio sollevano interrogativi inquietanti. La difesa, tuttavia, respinge ogni accusa, difendendo l’integrità dell’intervento e sottolineando come sia Oppido che la dottoressa Bergonzoni abbiano sempre affermato di aver avviato la circolazione extracorporea solo all’arrivo dell’équipe di espianto.
“Abbiamo ricevuto l’‘ok cuore’ dall’équipe di Bolzano,” aggiungono i legali, evidenziando la correttezza dell’operato del chirurgo. Ma la realtà è complessa: Oppido rimane sotto indagine per omicidio colposo e falso, e le domande sul trapianto continuano a moltiplicarsi. Quale sarà il destino di un intervento che doveva portare speranza? I cittadini di Napoli osservano, in attesa di risposte che potrebbero ripercuotersi sul futuro di molti.
