Editoriale
Caivano: il dramma della piazza di spaccio hi-tech di via Uganda tra caos e disperazione
Caivano – In un angolo dimenticato da molti, un confine invisibile segna la linea tra la vita di tutti i giorni e l’industria crudele della droga. Qui, nel cuore di Caivano, precisamente lungo via Uganda al chilometro 13,500 della Statale Sannitica, si erge una fortezza della illegalità, un centro di smistamento per il crack e la cocaina, orchestrato da figure inquietanti che manovrano le vite di molti.
Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia hanno portato a una clamorosa ordinanza di custodia cautelare firmata dal GIP dott.ssa Maria Cristina Sangiovanni. Le accuse sono pesantissime: traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, e un quadro inquietante di minacce armate. All’interno di questo meccanismo infernale, i testimoni parlano di immagini catturate da telecamere abusive, fondamentale per mantenere il controllo su clienti e rivali.
Il volto più noto di questa operazione è Domenico Di Micco, il “promotore”, che gestisce l’intero traffico e i contatti con i fornitori. Accanto a lui, Teresa D’Angelo, l’organizzatrice, controlla ogni aspetto della piazza, coordinando turni e incassi. Ma non si tratta solo di un’operazione: i nomi dei pusher, Lucio Cozzuto e altri, evocano una realtà cruda, dove la vita vale meno di un pacchetto di droga.
“Mi avvicino al cancelletto e subito mi aprono”, racconta un cliente, rivelando un sistema d’ingresso intricato e controllato. Una volta dentro, gli sguardi si imbattono in una mansarda sorvegliata da una donna e un ragazzo, attenti a ogni movimento della strada grazie a monitor incessantemente vigilati.
Eppure, quando la tecnologia vacilla, il panico irrompe. È il 29 ottobre 2023 e la comunicazione si fa frenetica. “Maria, metti le telecamere!”, ordina Teresa, mentre i clienti si affollano. Senza gli “occhi” elettronici, le vendite si fermano, costringendo a rimandare tutto per non incappare in un blitz delle forze dell’ordine.
Il dettaglio più agghiacciante è l’uso di minori. La figlia di Teresa, una bimba del 2012, viene sfruttata per occultare la droga. Le intercettazioni rivelano una normalità stravolta: “Mena, posa questo dentro là, QUESTA È ROBA!”, ordina la madre. Scene da incubo che mostrano come il male possa insinuarsi anche nei legami più innocenti.
L’operazione non è solo economica; c’è una gerarchia violenta. Le faide per la qualità della droga infiammano le interazioni. Domenico, in un acceso confronto, si scaglia contro un cognato accusato di portare “munnezza”. “Dobbiamo comprare roba buona”, evidenzia, sottolineando che il business vale migliaia di euro. Alcuni biglietti volanti raccontano di scambi di contante tra i due, rivelando un’economia parallela che si aggrappa alla cultura dello spaccio.
Ma a Caivano, il controllo della piazza è minacciato da clan storici, e le estorsioni prendono forma in brutalità. Giuseppe Piccolo, un uomo sotto scacco, viene sequestrato per un debito di droga. Sotto il vigile occhio del carcere, la paura regna sovrana: minacce e violenza si mescolano in un clima di terrore.
Il 4 ottobre 2024 segna un altro episodio critico: tre colpi d’arma da fuoco rompono il silenzio della notte, un avvertimento chiaro per Di Micco e D’Angelo. Dietro i cancelli blindati e le telecamere, i clan non si fermano mai e il monopolio della droga continua a mietere prede a Caivano.
In questo scenario frenetico e avvolto nel mistero, quali saranno le prossime mosse delle forze dell’ordine e quale sarà il destino di chi è coinvolto in questo giro d’illecito? La tensione rimane alta e le domande si accumulano. Chi rimarrà impunito in questa battaglia sotterranea?
